8 mar 2021

Scioperiamo per una società transfemminista

Oggi eravamo in piazza perché l'isolamento forzato ed il confinamento nelle proprie case non hanno prodotto solo una minore diffusione del covid , ma hanno anche permesso un significativo aumento della violenza di genere perpetrata da partner, familiari e sconosciuti.

Secondo le Nazioni Unite nei mesi di emergenza la media mondiale dei femminicidi è stata di 137 al giorno. Ugualmente se si guarda ai dati delle chiamate al numero verde nazionale italiano antiviolenza 1522 si può notare che dal 1° marzo al 16 Aprile 2020 c’è stato un aumento del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un incremento delle vittime che hanno chiesto aiuto del 59% rispetto allo scorso anno (ISTAT, 2020).

Contemporaneamente si sta radicando con sempre più forza la cultura omotransfobica.

“I progressi che avevamo fatto per consolidare i diritti umani e culturali a sostegno della comunità lgbt+ non solo si rivelano sempre più fragili, ma particolarmente vulnerabili e oggetto di attacchi da parte delle forze che si battono contro i diritti umani”, ha affermato Evelyne Paradis, Executive Director di Ilga Europe - la maggiore associazione che tutela i diritti lgbt+ nel continente europeo - presentando il 16 febbraio il rapporto dell’Associazione sui diritti lgbt+ in Europa ed Asia centrale, durante la sua decima edizione e che rivela come l’anno della pandemia sia stato un anno fortemente regressivo.

Durante questo anno “si è palesato l’enorme distanza tra i diversi paesi” da inserire, però, in una tendenza generale e preoccupante: in parte dell’Europa dell’Est l’accesso alle strutture di accoglienza è stata negata alle persone lgbt+, in molti casi accusate di essere la causa della pandemia, in altri paesi l’accesso ai medicinali per le persone trans è stato reso estremamente più difficile: si tratta di persone che hanno sofferto la pandemia in maniera più forte a causa degli impieghi spesso irregolari che hanno impedito l’accesso ad ammortizzatori sociali e ristori. In generale, le persone lgbt+ si sono trovate davanti a povertà ed emarginazione sociale già esistenti ma esplosi con la pandemia, ugualmente migliaia di giovani si sono trovati costretti in casa durante il lockdown con famiglie apertamente omofobiche e transfobiche, unica alternativa la strada.

Una violenza fisica, psicologica , sociale e politica che ha portato in tutta Eeuropa alla morte di centinaia di persone solo perché donne , o perché trans , o perché gay.

Una violenza che ha trovato nella dimensione online ulteriore spazio attraverso attacchi, abusi verbali sulle piattaforme digitali, ricatti, colpendo trasversalmente donne e soggettività non eterocisnormate.

L'Unione europea, in un report sull’hate speech sulle piattaforme di social network, aveva rilevato che nel 2019 il 15,6% degli attacchi era mirato alla diversità di orientamento sessuale e di genere, nel 2020 siamo al 33,1%. Un’indagine su 140mila persone lgbt+ svolta dall’Unione Europea svela come il 43% di questi si dichiari vittima di discriminazione, contro il 37% nel 2012; i dati parlano chiaro: la violenza di genere online è un fenomeno che nel mondo riguarda 1 donna su 3 e che in Europa ha colpito 9 milioni di donne/ragazze.

Risulta necessario dunque un cambiamento culturale perché non esista più la violenza, machista e patriarcale : le scuole necessitano di percorsi curriculari di educazione sessuale ed al sentimento, perché ragazzi e ragazze abbiano gli strumenti culturali non solo per approcciarsi al sesso e al piacere, ma anche per riconoscere gli atti di violenza e per affermare il loro consenso; allo stesso modo le università devono essere spazi di tutela, autoconsapevolezza e produzione alternativa di sapere. E’ indispensabile un profondo aggiornamento nella formazione dei docenti e delle docenti, l’aggiornamento dei programmi di studio e l’attuazione di pratiche di insegnamento e didattica orizzontali.

Altrettanto fondamentale è la creazione di luoghi safer dentro scuole ed università: per tutelare e prevenire le violenze di genere all'interno dei luoghi della formazione sono indispensabili spazi di confronto e sportelli psicologici aggiornati e formati, che garantiscano reali forme di tutela ed ascolto.

Ad ora queste richieste sembrano fantascienza ed è inaccettabile la mancanza di ricettività da parte delle istituzioni, ma non ci faremo fermare.

Gli spazi sicuri li fanno le studentesse che li vivono!

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