Non è un singolo caso doloroso

Ad un giorno dall’udienza dei cinque imputati dei servizi segreti egiziani responsabili della morte di Giulio Regeni, esce un inquietante video che scredita la morte del ricercatore brutalmente torturato e ucciso. Il video in questione, con una ricostruzione dei fatti piena di errori, crea una serie di narrazioni che vedono Giulio come un mandante prima dei servizi Inglesi, legati in qualche modo ad Oxford Analytica e poi viene addirittura accusato di essere, in qualche strano modo, il mandante di docenti di Cambridge legati al movimento terrorista dei fratelli musulmani.

Quello che sembra un ulteriore tentativo di depistaggio della morte di Giulio vede la felice collaborazione dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta, del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri e dell’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico, usciti il giorno dopo con delle dichiarazioni in cui denunciano una strumentalizzazione delle loro parole, che aldilà dei tagli a noi appaiono chiarissime.

Questa collaborazione però mostra ancora una volta qual era e quale continua ad essere la postura dei politici italiani rispetto alla morte di Giulio e all’Egitto del dittatore, ovvero di essere completamente piegato a mantenere gli interessi economici che legano lo storico rapporto tra Italia ed Egitto. Vogliamo in particolare soffermarci su una della dichiarazioni rilasciate da Tricarico, a seguito della pubblicazione del video, il quale, cercando goffamente di allontanarsi dal contenuto, dichiara : “Ho sostenuto che la politica estera di un Paese deve essere la sintesi degli interessi nazionali e non essere ostaggio di un singolo caso, per quanto doloroso”.

La morte di Giulio non è un singolo caso doloroso, ma fa parte di un regime e una condizione di repressione che da moltissimi anni investe l’Egitto. Sono tantissimi i casi di civilx e cittadinx che, a causa della loro partecipazuone a movimenti politici o attivazioni singole e spontanee di dissidenza, vengono torturatx, uccisx, arrestatx e perseguitatx, pratiche diffuse del regime di Al-sisi. L’Italia e l’Europa non possono restare a guardare senza intervenire e continuare ad essere complici.

Cinque anni dopo l’omicidio di Giulio Regeni assistiamo al ripetersi di un tragico copione del quale non vorremmo mai vedere il finale. Il governo Italiano, invece di tagliare i rapporti al governo militare egiziano, vende armi per il Generale Al Sisi e le Università continuano a collaborare senza problemi a progetti inseriti in questo sistema, in concomitanza con ENI, ente autore di sfruttamento e devastazione ecologica nell’areaEmediorientale, che ha l’unico obiettivo di mantenere non gli interessi dell cittadin europe o italian, ma le proprie tasche (caso Eurogas con l'Università di Bologna).

La soluzione è chiara ed è una responsabilità politica non perseguirla. E’ la soluzione economicamente svantaggiosa, è la soluzione politicamente scomoda, è la soluzione però che può portare un po’ di giustizia per la morte di Giulio Regeni e che può essere guida per la liberazione di Patrick Zaki che sta patendo un regime di repressione e tortura unicamente motivato dalla censura che l’Egitto vuole attuare. Serve un’attivazione della classe politica e della cittadinanza, a partire anche dalle università fino ad arrivare in quei luoghi decisionali che possono coniugare una postura di forza per le istanze di diritti civili che chiediamo ai paesi con cui abbiamo rapporti di qualsiasi tipo.

Siamo e saremo sempre dalla parte di Giulio e Patrick, contro le repressioni, contro l’immobilismo delle istituzioni davanti alle ingiustizie internazionali. Dalla parte dei civili egiziani e qualunque soggettività voglia opporsi a regimi dittatoriali, sostenuti da rapporti economici occidentali!

Verità per Giulio Regeni Libertà per Patrick Zaki

{{ message }}

{{ 'Comments are closed.' | trans }}