Citta 2021

La città che ci (a)spetta

Crediamo in un’Università capace di influenzare l’ambiente circostante e che assuma un ruolo trasformativo, attivo e critico verso i processi cittadini. Il sapere non dev’essere statico e neutro, ma uno strumento nelle mani di tuttə. L’Università deve, quindi, interrogarsi su come cambiare attivamente la città, ma anche su come la modifichi indirettamente attraverso la propria presenza economica, politica e urbanistica.

Con l’aumento di studentə fuorisede in tutto il paese è iniziato un processo di trasformazione di quartieri interi, legato ai servizi di cui necessitano lə studentə, dagli affitti a tutto ciò che riguarda lo svago e la vita serale.

Le amministrazioni universitarie e cittadine hanno deciso di non occuparsi di questi cambiamenti, aderendo di fatto a un modello privatistico. Affidare a enti privati radicali cambiamenti del tessuto cittadino senza preoccuparsi delle ricadute su di esse non solo significa che verrà considerata primariamente la logica guadagno e non le esigenze sociali, senza agire in un’ottica di libero accesso ai servizi e tutela dellə più bisognosə, ma anche venir meno all’impegno della terza missione, tanto decantata durante le inaugurazioni degli anni accademici.

Durante la pandemia da Covid 19 - come spesso abbiamo evidenziato - tali inadempienze e contraddizioni si sono inasprite ed evidenziate, mostrando le fragilità di una città dove alle residenze Edisu vengono sostituiti campus privati, il mercato degli affitti diventa sempre più inaccessibile allə studentə, il continuo processo di gentrificazione ha permesso una “ghettizzazione del degrado” e la movida serale è stata normata - e non gestita - da ordinanze comunali.

In particolar modo, un filo conduttore nell’ultimo anno è stata la colpevolizzazione e il paternalismo verso la nostra generazione, che porta spesso a incolpare lə giovani per i loro comportamenti individuali e per il ruolo che la presenza dellə studentə agisce inevitabilmente verso il contesto cittadino. Subiamo questo tipo di retorica da ben prima della pandemia, contesto che ha tuttavia esplicitato l’assurdità di essere tacciatə come untorə e irresponsabili e nel mentre vivere grandi difficoltà legate a una città che ci ospita ma per la quale non esitiamo a livello di diritti e servizi: isolatə in camere di residenza grandi 4 metri per 4 e in case fatiscenti senza contratto e tutele, impossibilitati a raggiungere le nostre famiglie per diversi mesi, senza un sistema di trasporti regionale, medicina di base e assistenza psicologica adeguati.

Affitti

Per via di politiche urbanistiche che fanno della supposta riqualificazione dei quartieri, in ottica speculativa, la principale ragione di orgoglio e investimento, ci troviamo a subire un mercato degli affitti in costante aumento: trovare un alloggio e trovarlo a un prezzo sostenibile è sempre più difficile e, troppo spesso, ci ritroviamo senza alcuna tutela: basti pensare agli affitti in nero, senza contratti e garanzie, ancora molto diffusi.

Le risposte offerte in termini di residenzialità dalle amministrazioni sono insufficienti e non esiste un reale impegno da parte di EDISU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario), dei Comuni e della Regione in tal senso: i posti nelle residenze pubbliche non coprono le necessità di tutti coloro che hanno bisogno di un alloggio e, all’interno di queste, esistono enormi problemi gestionali e di vivibilità, ragioni per le quali lavoriamo da anni insieme ai/alle rappresentanti di ogni residenza. Pretendiamo tempi più ragionevoli per l’assegnazione dei posti alloggio con l’anticipo dell’assegnazione delle borse. Le tempistiche devono essere rimodulate secondo l’esigenza dellə studentə utenti e in base ai tempi del mercato degli affitti, perché ad oggi in troppə si ritrovano a dover pagare affitti molto alti a causa dell’attesa del bando. Mentre proliferano nuove residenze private, simili a residence di lusso, a prezzi assolutamente inaccessibili a studentə in difficoltà economiche, gli enti sopracitati non applicano nessun tipo di ragionamento sul lungo periodo, sebbene la situazione sia disastrosa da molti anni.

Sono necessarie, perciò, anche politiche collaterali all’offerta di residenzialità dell’EDISU nel breve periodo che supportino chi studia e vive a Torino, soprattutto se in difficoltà economica e se fuorisede e chi, in generale, versa in condizioni di precarietà.

Grazie al costante lavoro degli ultimi anni , come rappresentanti dellə studentə, siamo riuscitə a ottenere e mantenere una rivendicazione storica dellə borsistə: il fondo rotativo per supportare borsistə non beneficiarə nell’affrontare le onerose spese di un affitto privato.

Da quando siamo riusciti a far partire questo importantissimo servizio abbiamo immediatamente rilevato una buona risposta da parte della popolazione studentesca, tuttavia alcune cose possono essere ancora implementate per un’efficacia e una fruibilità ancora più capillari. In primo luogo, lavoreremo affinché sia rimosso il limite che consente di accedere al fondo una sola volta. In secondo luogo, devono essere assolutamente più efficienti e tempestivi i tempi di pubblicazione del bando e i tempi amministrativi che consentano a chi studia di presentare la richiesta di accesso al fondo. Lə nostrə rappresentanti nell’Assemblea Regionale per il Diritto allo Studio hanno già presentato una mozione ufficiale per lavorare su questi tre punti, nella speranza di risolvere la questione già all’inizio del prossimo mandato elettorale.

Attraverso gli organi preposti, dunque, oltre a proseguire il nostro lavoro per una residenzialità funzionale e accessibile, continueremo a proporre, come già sperimentato, con ottimi risultati, negli ultimi due anni, l’attivazione di un servizio coordinato tra Unito, Polito, Università del Piemonte Orientale ed Edisu, al fine di attivare uno sportello online di incontro tra domanda e offerta di alloggi privati che rispettino determinati standard minimi di qualità e servizio, parallelamente a prezzi calmierati dei canoni di locazione e una consulenza legale gratuita, messa a disposizione per tutelare lə studentə al momento della stipula dei contratti e per qualsiasi eventuale consulenza legale necessaria. Tramite questo sportello si prevedono anche tour virtuali degli alloggi e la stipula dei contratti online, favorendo così chi proviene dall’estero o da fuori dalla Regione Piemonte. Vogliamo il rifinanziamento del servizio di accompagnamento e tutela nella ricerca di un alloggio in città, che garantisca uno sportello a cui rivolgersi.

Proponiamo infine un sussidio affitti under 30 per permettere allə studentə colpitə dalla crisi economica e sociale di ritornare a Torino in sicurezza e con delle tutele: girarsi dall’altra parte di fronte all’emergenza abitativa significa mettere tantissimə giovani nelle mani di palazzinari senza scrupoli, alloggi insani, affitti in nero e sfratti.

Mobilità e Trasporti

In questo momento, garantire una buona qualità di trasporto assume ancora più centralità, diventa una questione sanitaria e la cartina di tornasole di profonde disuguaglianze. Non mettere in sicurezza i mezzi pubblici significa impedire agli e alle studentə di raggiungere le sedi universitarie, le aule studio, le biblioteche, non potersi muovere per la città o raggiungerla dall'hinterland e dalla regione.

Inoltre, la sfiducia verso la sicurezza del trasporto pubblico implica anche questioni di sostenibilità ambientale: i disservizi favoriscono l’uso di mezzi privati, rischiando di tornare indietro di dieci anni rispetto ai piccoli cambiamenti della sensibilità comune sull’ambiente, esso stesso un tema sanitario.

Un punto particolarmente critico su cui ci siamo battuti è stato la ridefinizione dell’abbonamento studentə (ora giovani under 26). In particolare, con le amministrazioni locali e con GTT ci batteremo per una radicale revisione delle tariffe degli abbonamenti che preveda:

  • una ridefinizione degli importi degli abbonamenti che azzeri gli aumenti introdotti nel 2018 (almeno per le fasce ISEE più basse);
  • l’inclusione nelle fasce ISEE di tutti gli abbonati non residenti o domiciliati a Torino;
  • l’eliminazione delle complicazioni burocratiche introdotte nel 2018 (contratti etc.);
  • l’inclusione degli studenti over 26 nell’abbonamento giovani;
  • la ridefinizione annuale degli abbonamenti Formula per studentə e l’abbattimento del suo costo.

Sempre rispetto alla questione degli abbonamenti, ci batteremo per ottenere anche all’Università un sistema di rimborso degli abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale come avviene ormai da due anni al Politecnico.

Abbiamo inoltre avviato un dialogo con GTT per provare a risolvere i problemi più pratici della sottoscrizione degli abbonamenti. Stiamo chiedendo che:

  • gli abbonamenti fasciati vengano rilasciati a prescindere dalla presentazione del contratto d’affitto o della dichiarazione di permanenza in residenza, richiedendo il caricamento dei materiali solo in un secondo momento. Ciò agevolerebbe tutti i borsisti e gli affittuari che cambiano casa e/o ricevono il posto letto ad anno già avviato, non essendo così costretti a fare dei mensili nel frattempo;
  • l’Università di Torino e il Politecnico eroghino delle smart-card già attivate sul circuito GTT, così da evitare le lunghissime code di inizio anno nei centri di assistenza al cliente;
  • venga permessa la sottoscrizione di abbonamenti fasciati fino al 20 del mese corrente.

Vogliamo voucher e sconti che tendano alla gratuità su trasporto urbano ed extraurbano, riconoscendoli come diritti, e l’aumento del numero di mezzi per evitare di dover decidere se arrivare a lezione una volta terminata o rischiare la nostra salute stando su un mezzo affollato. Per quanto riguarda le corse, coerentemente con i dati attuali sulla distribuzione dellə studentə nella città e la locazione delle sedi universitarie, vogliamo un tavolo di ridefinizione e implementazione delle linee strategiche per chi si deve recare in università, per la sicurezza di tuttə! Il nostro impegno ha riguardato e continuerà a riguardare anche il trasporto serale e notturno, la mobilità dolce e i parcheggi di interscambio. Rispetto al primo punto, riteniamo che il servizio vada ripensato non più come un mero “sostegno della movida”, peraltro mal svolto, bensì come un elemento strutturale del trasporto pubblico, utilizzato da lavoratori turnisti, da chi fa sport serale, per accedere a teatri e cinema etc. Un primo passo potrebbe consistere nell’estendere gli orari di alcune linee fino alle 2 di notte, nonché potenziare i collegamenti notturni con i comuni limitrofi.

Rispetto alla mobilità dolce, riteniamo urgente aumentare il numero di rastrelliere e stazioni TObike nei poli universitari, agevolazioni maggiori su bike sharing e monopattini e parallelamente infittire la rete ciclabile urbana, rivedendo le piste esistenti in termini di sicurezza e creandone di nuove di raccordo. Rispetto, infine, ai parcheggi di interscambio, chiediamo che siano creati di nuovi, sul modello di quelli di Fermi, Collegno, Venchi Unica, Nizza-Carducci e Palagiustizia, per servire la zona est e nord-est di Torino e per facilitare la sosta per chi giunge dalla cintura (ad esempio in piazza Sofia e a Sassi).

Infine, i trasporti riguardano anche il piano nazionale. Lə studentə fuorisede sono spesso ostaggio di prezzi altissimi dei mezzi di trasporto per spostarsi dalla propria regione di provenienza e viceversa, una situazione ancor più inaccettabile a fronte del divario di sicurezza sanitaria tra treni treni regionali o intercity e le tratte ad alta velocità, che nei periodi di più denso spostamento tra regioni, come durante le feste, raggiungono prezzi esorbitanti. Non vogliamo più decidere tra la nostra salute, la vicinanza agli affetti e la sostenibilità economica e che l'Università prenda posizione contro lo sfruttamento economico dellə studentə fuorisede e pendolari.

Sanità fuorisede

Per gli studenti fuorisede, sia regionali che nazionali, anche ottenere una semplice prescrizione diventa un problema. Avere un medico di base a Torino è permesso, ma le procedure sono complesse e macchinose, e comportano talvolta il dover lasciare il medico nella città di residenza. Lo status di “fuori sede” è caratterizzato dal muoversi spesso, anche per periodi prolungati, tra città di residenza e luogo degli studi: riteniamo insensato che ad ogni trasferta si debba fare una nuova procedura per chiedere di avere un medico in un posto piuttosto che nell’altro!

Medicina di base

La salute e la prevenzione non sono secondarie, anche per lə ventenni, e dovrebbe essere possibile curarsi accedendo a procedure semplici ed accessibili. La nostra proposta è che ad ogni studentə fuori sede, sia assegnato di default unə medicə di base a Torino.

Visite specialistiche e gratuità delle cure

Anche per le visite specialistiche, riteniamo che debbano essere previste riduzioni o fasciazioni del “Ticket” sanitario. L’orizzonte chiaramente è il poter avere una sanità pubblica gratuita per tuttə, ma un primo passo potrebbe essere il far valere per lə studentə i benefici già in vigore per lə over-65, ovvero l’esenzione del ticket purché il reddito familiare non superi alcune soglie.

Assistenza psicologica

L’Università è un ambiente improntato alla performatività e alla competizione e spesso il rendimento scolastico, l’ambiente giudicante, l’assenza di legami di solidarietà sono causa di eccessivo stress, angoscia e disagi psicologici nellə studenti.

Lo stigma che si accompagna al malessere psichico e la difficoltà nel trovare assistenza psicologica gratuita o a prezzi accessibili rendono questo problema un vero e proprio tabù nell’ambito accademico, con conseguenze anche molto gravi. In particolare nell’ultimo anno diverse fonti autorevoli hanno dimostrato l’ampiezza del fenomeno, aggravato dalla pandemia. Crediamo che l’Università debba farsi promotrice della salute mentale dellə propriə studentə, potenziando gli sportelli di assistenza psicologica gratuita per chiunque attraversi l’ambiente universitario e facendosi promotrice di politiche attive per l’educazione al rispetto reciproco, la gestione dei conflitti e la non-violenza relazionale, per arginare comportamenti gerarchici e abusanti da parte della docenza verso lə studentə, che tanto hanno pesato nell’ultimo periodo.

L’Università deve diventare uno spazio più sicuro per tuttə e perché ciò accada è necessario scardinare il modello performativo e competitivo dal proprio interno. A partire dalla sperimentazione avviata a medicina, negli ultimi due anni abbiamo proposto e monitorato il progetto di assistenza psicologica d’ateneo, che si compone di dieci sedute gratuite per tuttə coloro che studiano o lavorano in Università. Data l’estrema riuscita del progetto e le tantissime richieste, vogliamo lavorare nei prossimi due anni per l’implementazione e la sistematizzazione dello sportello in modo che divenga un servizio stabile e allargato.

La cultura che ci spetta - Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali

Il settore culturale è uno di quelli usciti più provati dalla crisi pandemica: i musei, le biblioteche e i luoghi della cultura sono rimasti chiusi per mesi anche se il resto delle attività, almeno a spezzoni, apriva. Come Studenti Indipendenti crediamo che ogni forma di cultura vada valorizzata e tutelata attraverso maggiori investimenti pubblici, sia quando inserita nelle forme più classiche dei musei, cinema, teatri, laboratori artistici e mostre, sia in espressioni meno tradizionali e formali come installazioni, performance e street art. Inoltre, spesso, il lavoro nell’ambiente culturale non è riconosciuto e, quando lo è, lə lavoratorə versano in condizioni precarie e poco tutelanti.

Per queste ragioni, negli scorsi anni, abbiamo collaborato con “Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali”, uno spazio di confronto e di coordinamento tra giovani inseritə nel mondo dei beni culturali, prima e dopo la laurea, che si batte per la valorizzazione e il riconoscimento delle professioni legate ai beni culturali. Con loro progettiamo di organizzare occasioni di incontro e dialogo per raccontare le criticità più importanti per quanto riguarda il mondo del lavoro, l'ingresso a questo stimolando l'Ateneo a prepararci anche al mondo del lavoro, cercando non di regalare spazi alle imprese nei dipartimenti e nei bilanci ma formandoci adeguatamente.

Riteniamo necessario attivare tirocini e attività formative con il Ministero della cultura e in convenzione con i Musei del territorio e le Soprintendenze, per aumentare i percorsi di approccio al lavoro museale.

Sosteniamo che il diritto alla cultura sia un diritto e quindi, come tale, chi ne usufruisce deve poterlo fare a prescindere dal proprio reddito e dal poterselo permettere. Crediamo nella necessità di un servizio pubblico culturale gratuito e diffuso sul territorio, che non sia equiparato ad un bene di consumo ma di cui sia rimarcata l’essenzialità: per questo puntiamo ad ampliare la platea di chi può usufruire di questo servizio anche attraverso le iniziative che portiamo avanti nel Consiglio delle e degli Studenti, grazie alle quali abbiamo fornito a prezzo molto scontato tessere museo per la popolazione studentesca. È nostra intenzione aumentarne il numero e permettere che tutte lə studentə ne possano usufruire, portando l’Ateneo a includere come parte integrante del welfare studentesco la distribuzione delle tessere museo garantendo così il diritto all’autoformazione e la conoscenza per tuttə lə giovani attraverso fondi integrati di Università, Comune e Regione.

Sport

L’attività motoria è un aspetto della vita di unə studentə importante, dal punto di vista della salute, della crescita personale e dell’aggregazione. Crediamo promozione di attività sportive autogestite e aggregative, di approfondimento culturale su fenomeni legati ad alcuni mondi sportivi e l’utilizzo dello sport come veicolo di valori quali l’inclusione, la valorizzazione delle diversità e la non performatività dei corpi.

Nei prossimi anni l’educazione non formale e non giudicante all’attività motoria sarà molto importante e deve essere considerata una priorità di benessere fisico e psicologico per affrontare le ricadute inedite della pandemia anche sui nostri corpi. Crediamo, quindi, che l’Università debba impegnarsi per migliorare l’accessibilità e la qualità dell’offerta di corsi e strutture sportive, aumentando quelle a disposizione e per agevolare la fruizione dell’informazione sull’offerta sportiva proposta tramite il Comitato Universitario per lo Sport (CUS).

Vogliamo l’implementazione del servizio di accesso gratuito su fasciazione ISEE alle palestre convenzionate CUS, sperimentazione poco riuscita a causa della pandemia.

É necessario, inoltre, parlare della scarsa trasparenza dell’organo stesso, dove lə rappresentanti sono solamente uditorə e i contatti con privati numerosi. Per come è strutturato, questo organo fa esclusivamente gli interessi dei privati, con una gestione economica e delle partnership estremamente opaca. I soldi investiti sull’Università sono pochi: non possiamo permetterci che vengano sperperati senza nessun controllo da parte delle figure di garanzia dell’istituzione pubblica.

Movida

La movida torinese gravita intorno a quattro poli principali, ossia quelli di San Salvario, Vanchiglia, Quadrilatero romano e Piazza Vittorio, con costi spesso inaccessibili o, se bassi, perché legati a prodotti di scarsa qualità. Questo è, principalmente, il risultato di anni di scelte politiche del Comune di Torino atte a concentrare tutta la vita notturna della città in luoghi ritenuti più controllabili, con risultati estremamente negativi, come la perdita di una peculiare scena artistico-musicale che Torino ha storicamente vantato, nata in luoghi simbolo come i Murazzi.

Questo processo ha portato a una movida finalizzata al mero consumo di alcolici, senza prospettive di inclusività urbana, ricerca culturale e sostenibilità ambientale. Questo processo ci porta ad oggi a non sapere quando potremo di nuovo socializzare, divertirci, ritrovare legami sociali e vivere l’affettività in sicurezza: se le amministrazioni cittadine cercano per anni di ammassarci in quattro piazze come sardine, è evidente che una pandemia renda a livello sanitario insostenibile il mantenimento di quel modello, distorto e ghettizzante.

Inoltre, la centralizzazione della vita notturna ha reso necessario per chi vive in periferia un servizio di trasporto capillare e con un numero di corse adeguato: a Torino, il servizio di corse notturne “Night Buster” è insufficiente, mal progettato nel percorso e presente solo nei weekend, ed è stato inoltre sospeso dall’inizio della pandemia e mai più rivisto, anche in assenza di coprifuoco.

Siamo fortemente convintə che la movida non sia una questione di ordine pubblico e decoro urbano, ma un valore aggiunto che va preservato e alimentato.

Per queste ragioni, l’ordinanza anti movida, poi diventata regolamento comunale, non è una risposta adeguata ai disagi che può creare la vita notturna: il proibizionismo e la ghettizzazione non sono misure che possono funzionare, ma solo ingigantire, spostare e nascondere alcuni fenomeni.

E’ necessario, perciò, permettere di vivere la propria vita notturna a chi lo desidera e, contemporaneamente, equilibrare le esigenze dellə residenti, giovani e meno giovani, con soluzioni reali, come l’aumento dei luoghi in cui sia possibile stare la sera, dell’offerta culturale e delle tratte notturne, soluzioni per le quali il Comune di Torino deve impegnarsi con politiche attive e investimenti, non con regolamenti per nascondere o dislocare il problema.

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