Genere 2021

Il genere in un’Università inclusiva

Progetti in corso

Da più di dieci anni ci impegniamo per promuovere sensibilizzazione e pratiche su genere e LGBTQIA+, per rendere l’università uno spazio attraversabile e sicuro senza discriminazioni di genere, orientamento sessuale, identità di genere e sesso.

Lo scorso anno abbiamo promosso una campagna studentesca chiamata Studenti sull’orlo di una crisi di nervi per mappare e indagare quanto sia radicato, anche in università, il livello di violenza, discriminazione ed esclusione nei confronti di donne e persone non eterocisnormate. Da un questionario che ha raggiunto più di mille studentə sappiamo che il 40% delle studenti dichiara di aver ricevuto violenze legate al genere, che più del 25% dichiara di aver subito discriminazione in base all’orientamento sessuale, che più del 70% delle molestie legate all’aspetto fisico avvengono in università e che il 10% delle molestie verbali è agito da docenti. Questi dati necessitano di azioni mirate, periferiche e strutturali per creare percorsi formativi, servizi e attività culturali per sradicare le discriminazioni sessiste ed omobilesbotransfobiche.

Ormai qualche anno fa abbiamo avviato il progetto dell’Asilo Universitario. Questo progetto non ha ancora avuto un’attuazione completa e ci impegneremo affinchè non rimanga una sola dichiarazione di intenti, ma passi dall’approvazione alla realizzazione. A seguito del cambio di amministrazione e delle promesse elettorali del rettore Geuna, il progetto ha riacquisito vigore, per rimanere successivamente bloccato dalla pandemia. Nel dettaglio, l’Asilo universitario è un luogo pensato per bambinə di dipendenti e studentə di UniTo in cui poter conciliare i tempi di maternità/paternità e lavoro/studio. All’interno dell’Asilo si formeranno tirocinanti di scienze della formazione e sarà avviato un percorso di educazione alle differenze e superamento degli stereotipi di genere.

Depatologizzazione e carriera Alias

Grazie all’iniziativa dei/delle rappresentanti di Studenti Indipendenti negli organi centrali dal 2015 gli/le studentə in fase di transizione da un sesso all’altro potranno usufruire di un libretto che rispetti la nuova identità di genere. L’Università di Torino è stata la prima in Italia a predisporre un libretto universitario sostitutivo con il nome di elezione scelto dall’interessatə, valido agli esclusivi fini del percorso di studi.

Ad oggi per poter accedere al doppio libretto (denominato anche carriera alias) è necessario il certificato medico che testimoni un percorso medicalizzato di transizione. Consapevoli che la transizione non è un processo lineare e soprattutto non deve essere considerata una patologia, ci siamo impegnatə affinché l’accesso al doppio libretto possa avvenire anche senza una dichiarazione medica che attesti l’inizio di una cura sanitaria presso strutture specializzate in disforia di genere (come attualmente prevede il regolamento). Siamo riuscitə ad avviare un percorso di revisione e riscrittura del regolamento carriere Alias che a breve verrà approvato dall’Ateneo. Il nuovo regolamento riconoscerà il principio di autodeterminazione dell’individuo, garantendo alla persona che vuole cambiare la propria identità di farlo senza percorsi di medicalizzazione, patologizzazione o attestato medico. In questo modo chiunque, anche i/le dipendenti di UniTo, potrà accedere alla doppia identità senza vincoli medici.

Questo nuovo regolamento si impegnerà, in accordo con gli uffici amministrativi dell’Ateneo, a ridurre a 30 giorni le tempistiche con le quali vedersi ufficialmente riconosciuta la nuova identità. L’impegno dell’Ateneo prevede anche una maggiore formazione verso docenti e dipendenti sulle tematiche lgbtqia+ in modo da creare un contesto di studio e lavoro più inclusivo su vari piani.

Didattica e Ricerca

Per molti anni, insieme al collettivo Identità Unite, abbiamo costruito un festival LGBT di informazione e approfondimento su tematiche quasi sempre escluse dall’offerta formativa. Pratiche di questo tipo, estremamente partecipate e vissute da moltə studentə, dimostrano l’importanza di una didattica più aperta e inclusiva.

Nella nostra esperienza constatiamo una quasi totale mancanza di corsi sulle tematiche di genere e LGBTQIA+ ma crediamo che, all’interno dell’Università, sia importante affrontare questi argomenti per creare un sapere plurale ed inclusivo. Per questo non solo riteniamo necessaria un’implementazione dell’offerta formativa all’interno dei piani di studio, in modo tale che possa comprendere corsi e seminari dedicati nello specifico alla prospettiva di genere ed lgbtqia+ per approfondire ambiti di studio quali i “gender studies” e per studiare tematiche sociali quali i femminicidi, l’omobitransfobia e le discriminazioni di genere, ma vogliamo anche che tutta la didattica e la ricerca universitarie siano permeate da prospettive di genere e lgbtqia+, in contrapposizione a una classica e rigida visione del sapere e delle discipline binaria, escludente, patriarcale.

Sportello Anti-violenza e Anti-discriminazioni

L’università, come ogni contesto, non è estranea a possibili dinamiche discriminatorie, di violenze psicologiche o di molestie, come registrato anche dai dati del questionario di cui sopra. Dopo aver denunciato le poche strutture esistenti ad UniTo dedicate a raccogliere e a confrontarsi con casi di questo tipo come insufficienti e poco accessibili perché non capillari, poco conosciute o estremamente burocratizzate, Unito ha avviato la sperimentazione di uno sportello antiviolenza di ateneo. Lo sportello, per quanto possa essere un passo in avanti, non è stato pubblicizzato in ogni polo (ed è localizzato solo al Campus Einaudi), è un servizio che si appoggia a un ente esterno scelto senza consultare il CUG o chi, come noi, da anni faceva questa proposta. Vogliamo che si attivino punti di ascolto e sportelli capillari, con professionistə, spazi realmente accessibili dove gli/le studenti possano ricevere sostegno e tutela di fronte a esperienze violente e discriminanti subite in ambito universitario e non.

Il contesto pandemico non ha eliminato le contraddizioni preesistenti e, anzi, le ha modificate e riprodotte in nuovi scenari. Nell'ultimo anno, il distanziamento sociale ha aumentato il tempo e l'importanza della nostra interazione nei gruppi informali online, anche legati all’ambito universitario. Per alcunə, non senza le solite dinamiche sessiste e violente: dal fenomeno dello scambio di numeri e foto su Telegram ai danni delle studenti, a micro-aggressioni e altri tipi di violazione della privacy. È necessario che l'esperienza universitaria in tutte le sue sfaccettature sia uno spazio safer, vogliamo quindi impegnarci per promuovere la formazione per la tutela della privacy online.

Consapevolezza, prevenzione e servizi in Università

In Italia la disinformazione in materia di educazione sessuale è altissima. Pensiamo che soprattutto i luoghi della formazione debbano promuovere una forte sensibilizzazione sull’educazione sessuale e sulla sessualità.

Per questo ci impegneremo a installare distributori di preservativi e contraccettivi all’interno dell’Università, nonchè distributori di assorbenti a prezzi agevolati. Il nostro impegno verterà anche sulla costruzione di percorsi di educazione ad una sessualità basata su libertà e consenso per creare un contesto inter-relazionale il più possibile tutelante. In merito alla necessità di sensibilizzare sulla sessualità ci proponiamo di costruire giornate in università di test gratuiti e accessibili per l’HIV e dotati di una parte informativa sull’AIDS. Vogliamo luoghi dedicati all’erogazione di importanti servizi di prevenzione e consapevolezza quali i test per l’HIV e consulenze informative in ambito sessuale.

Servizi igienici non binari

In un’Università in cui tutte le identità di genere devono avere diritto alla propria esistenza, crediamo che una divisione dei servizi igienici sulla base del sesso biologico, oltre a essere ingiustificata, non comprenda ed escluda tutte le identità di genere che non si riconoscono pienamente né nell’identità maschile né in quella femminile. Chiederemo che in Università, così come avviene in altri luoghi pubblici, cada questa rigida divisione che non ha alcun motivo di esistere e si costruiscano servizi igienici inclusivi.

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