Ict4student: la malagestione economica e amministrativa che danneggia il dsu

Già qualche mese fa avevamo parlato del progetto ict4student dell’Università di Torino. È un'iniziativa dell'Università di Torino che prevede la distribuzione di devices (PC, tablet e router per la connessione) agli/alle studenti e agli/alle docenti che ne facciano richiesta. Dunque è una misura pensata per riempire il gap tecnologico che questa pandemia e la DAD hanno evidenziato.

Avevamo sottolineato come questa misura andasse a colmare sicuramente una grande lacuna, sottolineando però una serie di criticità rilevanti che non potevamo tacere. Nei tavoli con l’ateneo abbiamo sempre sostenuto la necessità di investire in iniziative di questo tipo, dicendo però molto chiaramente che l’ateneo avrebbe dovuto stimare le necessità effettive degli studenti in termini di dispositivi necessari. Così non è stato: l’Ateneo, senza consultare nessun, tramite decreto rettorale d'urgenza arrivato poche ore prima del CdA, comunicava una spesa di quasi 5 milioni di euro per questa iniziativa. Di questi poco più di un milione arrivava dai fondi ministeriali, i restanti fondi provenivano dalla voce di bilancio “servizi agli studenti”.

Da quella decisione sono passati circa 6 mesi e 2 turnate di assegnazione dei device con risultati sconfortanti. Su circa 29mila device meno di 5000 sono stati assegnati nelle due graduatorie (dicembre e marzo), quasi tutti i pc portatili (1500), ma solo 1500 tablet su 8000 e 1500 router su 18mila. Questa è la definizione di spreco di risorse pubbliche che andavano tarate su un bisogno reale per cui probabilmente sarebbe stato sufficiente la metà del finanziamento.

Inoltre sono stati acquistati 1651 device (PC) per i docenti contro i 1450 procurati agli studenti, per un valore di ca 970.000 €. Viene immediato stupirsi, considerando il divario numerico di docentu rispetto agli/le studenti, aggravato dal fatto che al personale universitario è stata data la possibilità di usufruire della connessione lavorando dal proprio ufficio,magari utilizzando computer delle aule informatiche in disuso e che sono stati spesi fondi per ‘servizi agli studenti’

Ad ora non sono previste riassegnazioni. Aggiungiamo anche che i tablet e i router sono in affitto e non di proprietà di unito, quindi tra un anno l’Università non li avrà comunque più a disposizione, ma li avrà comunque pagati. Questo non fa che confermare la nostra posizione:

  • l’Ateneo ha preso una decisione sconsiderata, senza un reale coinvolgimento dei rappresentanti dei/delle studenti. Chiedevamo invece una spesa ragionata, per poter attuare anche altre misure universali come il semestre bonus
  • Questa decisione frettolosa, e giustificata per “l’offerta consip imperdibile”, si è rivelata solo parzialmente utile

Possiamo aggiungere ora, con certezza, che si è trattato di uno spreco di risorse, che potevano essere utilizzate sia per i device, che per il semestre bonus o altre misure di welfare studentesco. Il welfare non deve essere tutelato con una spesa spropositata e imposta come urgente, ma con una serie di iniziative strutturali che vadano a migliorare l'accesso all'istruzione universitaria e la nostra condizione di studenti lì dove questa è critica. Questa misura fa parte di una narrazione che nasconde in realtà come alcune nostre istanze siano ignorate, in primis quella di un semestre bonus per tuttx, vista la situazione di emergenza sanitaria e sociale che dopo oltre un anno non è ancora conclusa, in secondo luogo la diminuzione delle tasse universitarie.

Pensiamo che questa situazione sia l’ennesima dimostrazione della poca attenzione nutrita verso la comunità studentesca e verso le proposte dei/delle rappresentanti da questa amministrazione. Se fossimo stat ascoltat non ci sarebbero stati sprechi e avremmo avuto più welfare per tutt* . Il limitato successo di questa iniziativa dimostra inoltre come l’Ateneo continui ad avere un problema di informazione e comunicazione con lx studenti: questa iniziativa ha davvero raggiunto tuttx? La comunicazione dell’Ateneo sta davvero funzionando? Noi pensiamo di no, anche vedendo le notifiche riguardo all'evolversi della situazione pandemica. Per esempio non si riesce ancora a trovare il regolamento esami tanto discusso e che dovrebbe garantire i nostri diritti: quanto funziona dunque la comunicazione dell'ateneo per fornire le informazioni necessarie a noi studenti? Poco e male. Per questo faremo sentire la nostra voce

Inoltre la malagestione non è stata solo economica, ma anche amministrativa. Infatti il servizio legato a questa iniziativa è stato sporadico, la comunicazione con gli uffici spesso non è stata accessibile e fluida e molte persone che necessitavano di questa misura e di informazioni non hanno avuto un supporto adeguato.

Dopo questo fallimento importante (lo ricordiamo, oltre 4 milioni di spesa), vogliamo che l’amministrazione e gli organi maggiori dell’università si prendano la responsabilità della mala gestione di questa iniziativa e che ascoltino le nostre proposte, rendendole operative investendo in fase di risultato d’esercizio.

Vogliamo:

  • un rimborso per gli abbonamenti ai trasporti
  • un voucher/rimborso per l’acquisto di materiale didattico
  • un regolamento tasse non a costo 0 per l’ateneo
  • un piano di allocazione dei devices rimanenti

Nei prossimi mesi, dentro e fuori dagli organi, ci batteremo perché le nostre richieste siano accolte!

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