Spazi 2021

Gli spazi che ci (a)spettano

Nel corso di questi anni qualunque studente si è dovutə confrontare con uno dei problemi più evidenti e diffusi all’interno dell’Università di Torino: gli spazi. Le situazioni di disagio legate a questo tema sono fra le più varie: a partire da problemi strutturali, con situazioni al limite del sostenibile, fino all’impossibilità per lə studenti di ritrovarsi in luoghi sicuri e ben gestiti, in cui sia possibile sviluppare la socialità in ambiente accademico. Questi luoghi, dove non sono fatiscenti, sono in alcuni casi destinati a privati, rendendo alcuni poli più simili a centri commerciali che a spazi universitari. Altro problema è quello del decentramento dei poli, a cui non corrisponde una distribuzione dei servizi adeguata. Inoltre l’università ha mostrato di non avere alcuna remora nel garantire alcune aule ad associazioni di stampo fascista, e ignorato la richiesta di maggiore autogestione di luoghi dove poter fare aggregazione e socialità studentesca in maniera safe e accessibile, cercando di controllare tutto in modo rigido e burocratico.

Se tutte queste erano questioni e problemi già presenti in condizioni di normalità, nella attuale crisi pandemica, esse si sono notevolmente aggravate. L'università non ha predisposto sufficienti spazi e servizi per lo svolgimento in presenza di lezioni ed esami, cosí come per quanto riguarda aule studio o altri luoghi in cui recarsi a studiare o seguire le lezioni online. Dove i corsi invece si tengono in parte in presenza, non è stata data possibilità allə studenti di usufruire di luoghi attualmente inutilizzati per seguire lezioni che si tenevano poco dopo in versione telematica. La gestione dell'università della situazione attuale, oltre a privare lə studenti della socialità, ha anche reso estremamente complesso svolgere in modo adeguato le attività didattiche, di studio e d’esame.

SPAZI UNIVERSITARI DURANTE LA PANDEMIA

Chiediamo che l’Ateneo disponga spazi sufficienti alle nuove esigenze studentesche sorte da questa situazione eccezionale, riorganizzando l’attuale distribuzione e utilizzo degli spazi didattici dei poli. Per l’intera durata della Pandemia di CoViD-19 a partire da ora vogliamo una didattica mista che sia ampia, stabile e sicura. Occorre strutturare un piano di medio termine che permetta a chiunque lo voglia o ne abbia bisogno di seguire le lezioni e sostenere gli esami in presenza in maniera continuativa e secondo programmi che vengano rispettati e non cambiati in continuazione, rendendo possibile una pianificazione adeguata delle nostre vite.

Per rendere realmente accessibili le lezioni in presenza è necessario disporre spazi all’interno dei poli nei quali sia possibile seguire anche lezioni a distanza che, inevitabilmente, si svolgono immediatamente prima o dopo. Tre misure vanno adottate per rispondere a questa necessità: apertura delle aule inutilizzate a chi voglia connettersi alle lezioni digitali da un polo di UniTo; proiezioni di lezioni a distanza in aule inutilizzate (come già sperimentato nel Dipartimento di Matematica); istituzione (o espansione dove già presenti, ad esempio in Palazzina Einaudi) di aree con connessione, computer, cuffie e microfoni a disposizione dellə studenti. Inoltre, è fondamentale aumentare gli spazi dedicati allo studio individuale e collettivo: più aule studio aperte (e biblioteche accessibili anche senza consultazione), in luoghi diversi della città e con fasce orarie più ampie di quelle attuali.

Tutto ciò non può e non deve, ovviamente, accadere a discapito della sicurezza di nessunə: all’ovvio permanere delle norme anti-CoViD deve affiancarsi un aumento degli spazi disponibili (facilmente ottenibile con l’apertura di tutti gli spazi tenuti chiusi dall’Ateneo) a cui possa corrispondere un aumento di persone senza che questo intacchi la sicurezza di chi vive l’università.

SPAZI UNIVERSITARI POST-COVID

La pandemia non può essere un scusa per non intervenire in quei casi dove i poli non sono sufficienti alle esigenze didattiche (considerate anche nella loro pienezza pre e post pandemica), o sono insicuri o inaccessibili.

Chiediamo che i dipartimenti scientifici vengano forniti di sufficienti laboratori, senza che la loro scarsità sia più utilizzata come scusa per il numero programmato. Perché possa essere veramente accessibile, il nuovo Polo delle Scienze a Grugliasco dovrà presentare tutti i servizi annessi (aree vivibili e a misura di studente, aule, laboratori, sale studio anche notturne) ed una rete di trasporto pubblico efficiente che non escluda nessunə dalla possibilità di frequentarlo né che lo trasformi in un luogo totalmente isolato dal resto dell’università e della città. L’utilizzo di questa nuova sede non deve l’abbandono degli edifici che rimarranno in zona San Salvario: oltre alla necessaria messa in sicurezza crediamo sia essenziale una riorganizzazione degli spazi per la didattica e per la aggregazione studentesca, evitando di cedere ai privati spazio vitale per noi studenti.

Vogliamo che si stabilisca un utilizzo più equo dei piani di Palazzo Nuovo recentemente bonificati: creare aule studio e aule ristoro, invece di abilitarle quasi esclusivamente ad uffici docenti. L'edificio rimane comunque fatiscente, richiediamo, tra tutte, riparazioni alla terrazzina per renderla uno spazio sicuro e pulito per socializzare; oltre elle moltissime modifiche che ci impegneremo a far apportare per rendere il Palazzo accessibile alle persone diversamente abili.

Richiediamo che più aule vengano dedicate (anche sottraendole alle concessioni a privati) allə studenti del Dipartimento di Lingue che attualmente sono sparpagliatə su diversi edifici e costrettə a spostamenti che rendono complesso frequentare tutte le lezioni. Sottolineiamo come la nuovissima Palazzina Aldo Moro (all’interno della quale l’Ateneo si è preoccupato di fornire ampi spazi ad aziende multinazionali) non sia sufficiente in termini di numero di aule e che tali aule siano troppo piccole per i numeri di persone che dovrebbero accedere ai singoli insegnamenti.

Esigiamo che i lavori iniziati nel 2018 nella sede di Collegno siano completati il prima possibile per permettere il rientro in sicurezza dellə studenti di Scienze della Formazione Primaria. Questa sede, come le altre periferiche, deve essere inserita in una rete di spazi, servizi e trasporti che ne contrastino l’isolamento. Inoltre chiediamo un ampliamento degli spazi previsti a Collegno che includano aule magne e luoghi didattici sufficienti ad accogliere tuttə lə iscrittə.

Il polo di Savigliano deve essere ampliato per accogliere tutti i Corsi di Laurea che ospita. Chiediamo che si ponga fine alla continua turnazione delle lezioni di Medicina in sedi di altri dipartimenti, fatto che rende molto difficile se non impossibile la socialità tra studenti. In parallelo più servizi devono essere sviluppati: servono nuove aule studio che vadano a colmare l'insufficienza, che risulta assolutamente critica nei periodi di sessione, in termini di posti e orari di quelle già esistenti che offrono un numero di posti assolutamente non adeguato alla popolazione studentesca del Dipartimento. Inoltre non è possibile che vi sia una sola lunch room per tutta Medicina, all’interno della palazzina di Odontoiatria, quando è ovvio che un solo spazio non possa in alcun modo essere sufficiente e fruibile da tuttə lə studenti.

Il forte decentramento dei poli universitari anche in zone periferiche fa sorgere l’esigenza di avere un decentramento anche dei servizi. Se da una parte i poli situati in centro sono ben serviti per quanto riguarda aule studio, mense e bar a prezzi economici, dall’altra parte le sedi di periferia si trovano sprovviste di tutti questi servizi (Economia, Grugliasco, Collegno, etc.), servizi che tra l’altro spesso sono deficitari anche in aree più centrali. Le due principali criticità sono la carenza di aule in cui studiare, spesso sovraffollate, e gli orari di apertura di questi spazi. La maggior parte delle aule studio infatti non dà la possibilità di usufruire di questi spazi anche in orari serali e notturni. Rivendichiamo poi più spazi di autogestione e autoformazione che possano essere luogo di discussione politica e di socialità.

Tali spazi devono essere liberi da organizzazioni fasciste, razziste e sessiste. Ci rifiutiamo di riconoscere spazi a organizzazioni fasciste che,nonostante abbiano falsamente sottoscritto le richieste di antifascismo e democraticità, sono di fatto espressione di movimenti neofascisti.

Infine vogliamo che la componente studentesca abbia voce nella pianificazione dell’uso che viene fatto degli spazi della nostra Università per poter portare le proprie necessità e le proprie esperienze al servizio di una organizzazione degli edifici che renda i poli più vivibili, accessibili, safe e ben distribuiti. Chiediamo che l’Ateneo pubblichi un’accurata mappatura dei propri immobili e del loro utilizzo attuale e che, conseguentemente, sviluppi un piano di riorganizzazione degli stessi per ottimizzarne l’utilizzo a favore della didattica e della partecipazione studentesca, mirando a sfruttare edifici abbandonati o sottoutilizzati con lavori di ristrutturazione dove necessario.

UNIVERSIADI

Da mesi ormai il Comune e l’Università di Torino stanno facendo importanti e gravi passi nella prospettiva di una candidatura per ospitare le Universiadi invernali 2025, rafforzati dal recente parere positivo in termini economici del Governo. Come da prassi, chi ha interesse a veder decollare un evento del genere non si risparmia in buoni propositi: sono già state spese promesse in tema di contenimento dei costi, basso impatto ambientale, limitazione di utilizzo del suolo e, ovviamente, la riqualificazione di aree urbane dismesse.

Ma l’esempio degli anni recenti ci insegna che queste belle parole, ogni qualvolta vengano organizzati eventi del genere, si trasformano in occasioni di profitto per palazzinari e politicanti. Non accettiamo che l’Università di Torino dedichi energie e risorse ad un progetto che non assicura alcuna prospettiva alla città e alla comunità universitaria: ad un modello di sport che genera profitto e competizione, opponiamo lo sport dal basso, lo sport che genera socialità e integrazione.

Segno emblematico della povertà di prospettiva politica della governance cittadina e universitaria è la proposta di destinare i locali dell’ospedale Maria Adelaide a residenza per le Universiadi 2025. Il Maria Adelaide è una struttura ospedaliera nel quartiere Aurora, chiusa dal 2016. Durante il periodo di pandemia i comitati di quartiere ne hanno chiesto a gran voce la riapertura per fronteggiare l’allargamento del contagio, ma a giudicare dall’indifferenza dell’amministrazione comunale, sembrerebbe che la sanità pubblica e la salute delle persone non siano una priorità per l’amministrazione locale. Chiediamo dunque che l’Università non impoverisca la sanità pubblica ma si impegni a potenziarla in termini di medici, infermieri, tecnici e strutture sanitarie di territorio per produrre salute per tutti, non profitto per pochi.

Troviamo inaccettabile che degli investimenti importanti come quelli stanziati per la costruzione di cinque o sei residenze studentesche siano subordinati ai grandi eventi: a Torino c’è una carenza di residenze universitarie , problema che deve essere affrontato urgentemente per garantire l’accessibilità ai servizi universitari a tutte e tutti indipendentemente dall’avvento delle Universiadi.

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