UniTo: comunità o baronato?

Nell’ultima seduta delle commissioni istruttorie del CdA, abbiamo assistito all’ennesimo atto di delegittimazione della rappresentanza studentesca: il Consiglio non ha eletto unǝ studentǝ come presidente della Commissione Studenti.

Perché questa posizione è così problematica? Chiariamoci, dando un cenno sul funzionamento del Consiglio di Amministrazione. I provvedimenti da approvare sono raggruppati in 4 aree tematiche e valutati da altrettante Commissioni: Edilizia, Bilancio, Personale, Studenti. In particolare, la Commissione Studenti si occupa di tematiche strettamente legate a studenti e didattica. Lǝ presidente viene elettǝ dal Consiglio e, da almeno 8 anni, è stato sempre eletto unǝ studentǝ, anche se non c’è alcun regolamento che lo sancisca. Perché è meglio unǝ studentǝ come presidente? Unǝ studentǝ ha maggior sensibilità e dimestichezza con i temi trattati, quindi può realmente essere portavoce delle istanze della popolazione studentesca e tutelarle. In più occasioni, il Rettore e la governace hanno manifestato la loro approvazione a una gestione amministrativa mista, con la partecipazione attiva dellз studentз, ritenendo che ciò fosse origine di un valore aggiunto per l’Ateneo. Inoltre, i presidenti delle Commissioni si riuniscono periodicamente per decidere i provvedimenti da sottoporre al giudizio del Consiglio, stilando, di fatto, l’ordine del giorno delle sedute. Essere presenti in questo spazio come studentз è cruciale per difendere i bisogni della popolazione studentesca, minacciati dalle angherie e dalle prepotenze dei baroni: ci dà l’opportunità di essere propositivз e stilare provvedimenti che rispecchino le nostre esigenze e i nostri principi; infine, ci permette di conoscere informazioni utili alla tutela di studentз, lavoratorз, precarз, altrimenti di difficile ottenimento.

A questo giro elettorale, l’unico candidato era unǝ studentǝ, che ha argomentato e motivato la sua candidatura tramite email. La votazione si è tenuta attraverso il sistema Eligo (lo stesso impiegato per le elezioni studentesche), quindi a scrutinio segreto, durante la seduta online della Commissione Studenti. Tradizionalmente, prima del voto, venivano poste alcune domande allз candidatз, affinché motivassero il proprio desiderio di ricoprire quella carica, seguite da una discussione delle risposte. Questa volta non è successo. Il Consiglio è composto da 11 membri, ma 2 di loro erano assenti; dellз 9 partecipanti, 5 si sono astenutз, quindi lo studente non è stato eletto. I voti a favore sono stati espressi da noi due studenti, da una docente del Coordinamento Unito e dal Rettore.

Con ogni probabilità, questo gesto va letto come un tentativo di mettere in imbarazzo noi studentз e di contestare la voce critica e oppositiva che da anni Studenti Indipendenti porta in università e negli organi; facendo leva su dinamiche politicamente escludenti, cercano di delegittimare il peso della rappresentanza studentesca.

Inoltre, il Consiglio ha strumentalizzato le modalità di votazione a proprio favore: anche in presenza si sarebbe votato a scrutinio segreto, ma sarebbe stato meno facile sfuggire alla necessità di fornire spiegazioni sulle proprie posizioni e discuterne. Questo modo di agire è in tema con i loro comportamenti, che continuiamo a criticare e che sono inaccettabili per un dialogo civile tra istituzioni universitarie e corpo studentesco.

L’accaduto è terribilmente grave per noi, ma ci teniamo a sottolineare che non si tratta di semplice frustrazione, rabbia o delusione per la mancata elezione. La presa di posizione del Consiglio è, in primis, un atto politico vile e scorretto, volto a contestare e delegittimare il ruolo di noi studenti nell'organo; è un tentativo di ridurre le nostre facoltà decisionali e le occasioni in cui ci è possibile esprimerci, di mettere a tacere la nostra voce contraria e di opposizione, di privarci della possibilità di partecipare alle riunioni dellз presidenti.

Cosa succederà ora? Non ci faremo intimorire dal loro atto di forza, portato avanti con atteggiamento arrogante e provocatorio: noi non arretreremo di un millimetro! Ci candideremo nuovamente alla presidenza della Commissione Studenti e continueremo a lavorare e lottare in quell'organo con lo stesso spirito, senza rinnegare gli ideali che da sempre ci muovono come Studenti Indipendenti.

Non è un singolo caso doloroso

Ad un giorno dall’udienza dei cinque imputati dei servizi segreti egiziani responsabili della morte di Giulio Regeni, esce un inquietante video che scredita la morte del ricercatore brutalmente torturato e ucciso. Il video in questione, con una ricostruzione dei fatti piena di errori, crea una serie di narrazioni che vedono Giulio come un mandante prima dei servizi Inglesi, legati in qualche modo ad Oxford Analytica e poi viene addirittura accusato di essere, in qualche strano modo, il mandante di docenti di Cambridge legati al movimento terrorista dei fratelli musulmani.

Quello che sembra un ulteriore tentativo di depistaggio della morte di Giulio vede la felice collaborazione dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta, del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri e dell’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico, usciti il giorno dopo con delle dichiarazioni in cui denunciano una strumentalizzazione delle loro parole, che aldilà dei tagli a noi appaiono chiarissime.

Questa collaborazione però mostra ancora una volta qual era e quale continua ad essere la postura dei politici italiani rispetto alla morte di Giulio e all’Egitto del dittatore, ovvero di essere completamente piegato a mantenere gli interessi economici che legano lo storico rapporto tra Italia ed Egitto. Vogliamo in particolare soffermarci su una della dichiarazioni rilasciate da Tricarico, a seguito della pubblicazione del video, il quale, cercando goffamente di allontanarsi dal contenuto, dichiara : “Ho sostenuto che la politica estera di un Paese deve essere la sintesi degli interessi nazionali e non essere ostaggio di un singolo caso, per quanto doloroso”.

La morte di Giulio non è un singolo caso doloroso, ma fa parte di un regime e una condizione di repressione che da moltissimi anni investe l’Egitto. Sono tantissimi i casi di civilx e cittadinx che, a causa della loro partecipazuone a movimenti politici o attivazioni singole e spontanee di dissidenza, vengono torturatx, uccisx, arrestatx e perseguitatx, pratiche diffuse del regime di Al-sisi. L’Italia e l’Europa non possono restare a guardare senza intervenire e continuare ad essere complici.

Cinque anni dopo l’omicidio di Giulio Regeni assistiamo al ripetersi di un tragico copione del quale non vorremmo mai vedere il finale. Il governo Italiano, invece di tagliare i rapporti al governo militare egiziano, vende armi per il Generale Al Sisi e le Università continuano a collaborare senza problemi a progetti inseriti in questo sistema, in concomitanza con ENI, ente autore di sfruttamento e devastazione ecologica nell’areaEmediorientale, che ha l’unico obiettivo di mantenere non gli interessi dell cittadin europe o italian, ma le proprie tasche (caso Eurogas con l'Università di Bologna).

La soluzione è chiara ed è una responsabilità politica non perseguirla. E’ la soluzione economicamente svantaggiosa, è la soluzione politicamente scomoda, è la soluzione però che può portare un po’ di giustizia per la morte di Giulio Regeni e che può essere guida per la liberazione di Patrick Zaki che sta patendo un regime di repressione e tortura unicamente motivato dalla censura che l’Egitto vuole attuare. Serve un’attivazione della classe politica e della cittadinanza, a partire anche dalle università fino ad arrivare in quei luoghi decisionali che possono coniugare una postura di forza per le istanze di diritti civili che chiediamo ai paesi con cui abbiamo rapporti di qualsiasi tipo.

Siamo e saremo sempre dalla parte di Giulio e Patrick, contro le repressioni, contro l’immobilismo delle istituzioni davanti alle ingiustizie internazionali. Dalla parte dei civili egiziani e qualunque soggettività voglia opporsi a regimi dittatoriali, sostenuti da rapporti economici occidentali!

Verità per Giulio Regeni Libertà per Patrick Zaki

BASTA STRUMENTALIZZAZIONI NEOFASCISTE IN UNIVERSITÀ

È di pochi giorni fa una donazione fatta dal FUAN, lista dichiaratamente neofascista, alla Biblioteca Bobbio del CLE. Si tratta della donazione di alcune copie di un libro degli anni Novanta, ristampato qualche anno fa da un’associazione neofascista per ricordare Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975. Ci chiediamo quale sia la rilevanza scientifica, culturale e divulgativa di questo libro, scritto da giornalisti, militanti e dirigenti di Azione, Fuan ed MSI e da essi finanziato, quindi dichiaratamente fascista.

Questa è l’occasione dunque per rispolverare quale sia il triste e impotente stato in cui versa l’antifascismo della nostra università.

Non è la prima volta che questa organizzazione cerca viscidamente di entrare in università. In questi anni, dichiarando apertamente la propria natura o cercando di camuffarsi, più volte hanno cercato di rosicchiare spazio e centralità divulgando contenuti inaccettabili da ogni punto di vista. Lə studentə hanno sempre risposto ai fascisti con l’antifascismo, abbiamo sottolineato in ogni sede come sia limpido il fatto che ci sia un’associazione neofascista in università. Cosa è stato fatto? Nulla. UniTo sembra praticare l’antifascismo solo come una tradizione, mancando di concretezza.

Da anni l'amministrazione decide di non prendere una scelta netta che promuova in università una formazione e degli spazi realmente antifascisti, intersezionali ed accessibili a tuttə. Da anni UniTo decide di non mettere alla porta uno degli arti della rete fascista cittadina che dalle università alle istituzioni promuove violenze ed esclusione. Questa postura è inaccettabile perchè il FUAN è dichiaratamente fascista. Quale regolamento regge davanti a ciò? Non chiamando le cose per come sono si sta continuando a legittimare una lista fascista. Il risultato? I fatti del campus, libri fascisti nelle biblioteche, propaganda sessista, razzista e omofoba legittimata perchè non condannata da UniTo.

Dall’altra parte UniTo sceglie di non sostenere apertamente lə studentə che praticano quotidianamente un antifascismo attivo e militante, come limpidamente traspare dal mancato sostegno allə studentə condannatə a misure cautelari per i fatti del Campus.

Certo è “solo” un libro oggi, ma è un libro che rimarrà lì, che verrà letto, che verrà consultato e messo a sistema nella bibliografia universitaria, che potrà essere consigliato a lezione. Ogni libro è un seme: vogliamo che la nostra università contribuisca a innaffiare e far crescere il neofascismo? La biblioteca Bobbio ha già preso le distanze da quanto accaduto, ma non ci basta!

Pretendiamo che UniTo prenda una posizione chiara in merito alle organizzazioni neofasciste in università.

Pretendiamo che l'università sia spazio quotidiano di formazione antifascista, per abbattere definitivamente la lunga eredità formativa che ancora esiste, per una Università accessibile, libera e di tuttə. Fuori i fascisti dall’università!

PRIMO MAGGIO: RICOSTRUIAMO IL FUTURO CHE CI HANNO TOLTO!

In una piazza blindata fin dalle prime ore del mattino e soffocata dalla pioggia, a Torino è stata ancora una volta confermata la distanza che si pone tra chi cerca di produrre alternative politiche al sistema esistente e chi invece, rinchiuso nei palazzi, continua a perpetrare le dinamiche di sfruttamento che passano dall’attuale distribuzione del lavoro, delle risorse e dei territori.

Le rivendicazioni portate in Piazza Castello da realtà autorganizzate, sindacati di base e altre realtà politiche confermano e dimostrano l’inefficacia delle misure messe in campo dalla governance italiana ed europea. Il PNRR, per come presentato pochi giorni fa nelle sedi decisionali del paese, conferma e restituisce la volontà decisa di questo governo e dei gruppi industriali e finanziari di non predisporre forme di tutela sociale e strumenti istituzionali verso chi è la componente viva e produttiva del tessuto economico e sociale del paese: lavoratrici/lavoratori, donne, precari/e, giovani, soggettività migranti.

La ferma denuncia dei movimenti per l’ambiente come FFF e XR, partita dallo spezzone iniziato da Piazza Vittorio prima ed in Piazza Castello poi, evidenzia la connivenza delle istituzioni con aziende ecocide come Eni: esempio plastico di ciò, la sponsorizzazione da parte della multinazionale del “Concertone” del Primo Maggio, con il beneplacito dei sindacati confederali. In più veniva smascherata la retorica relativa al finto conflitto tra lavoro e ambiente: l’idea che una reale transizione ecologica sia dannosa per il tasso occupazionale è smentito dai rapporti dell’Organizzazione mondiale per il lavoro che mostra come investimenti sensati sull’ambiente potranno creare fino a 24 milioni di posti di lavoro.

Sempre di ambiente si parla nel PNRR: il piano nazionale include ovviamente anche tutte quelle grandi opere considerate “strategiche” “efficienti” e “green”, come il TAV. Nello stesso spezzone, arrivato quindi in Piazza Castello, il movimento NOTAV continua a denunciare lo sfruttamento e la devastazione dei territori. Di nuovo, come da trent’anni a questa parte, l’unica risposta con incidenza sulla realtà da parte della politica istituzionale e della Questura è stata l’uso dello sfollagente. L’ecologismo impiegato a difesa del profitto ha un nome solo: greenwashing.

In un dibattito pubblico, sempre più sensazionalistico ed inquinato dalla stampa mainstream, è fondamentale continuare a creare percorsi, spazi e realtà capaci di creare un’alternativa popolare e partecipata alla politica dei pochi. Dalle università ai posti di lavoro, dalle tematiche ambientali fino a quelle di genere, passando per i temi sociali ed economici, con la coscienza che la radice che sfrutta corpi, territori e tempo è comune: la logica del profitto capitalistico.

Disarticolare il rapporto tra vita o lavoro è quindi l’impellente necessità: un reddito di esistenza per l’autodeterminazione di tutte le persone è oramai più che necessario, e sarebbe possibile se la volontà politica fosse orientata in questo senso. Continuando ad organizzarci in ogni luogo che attraversiamo per un sistema diverso dall’esistente.

Ora e sempre Resistenza

La resistenza partigiana, che abbiamo omaggiato oggi nelle strade, è la pietra fondante dell'antifascismo. I valori antifascisti insegnati dalla lotta partigiana ci spingono a continuare a lottare e a non accettare passivamente l'ingiustizia e l'oppressione che ci vengono imposte. I fascismi oggi si presentano con mille fattezze, in quanto radicati nella società capitalista, che assume sempre più caratteristiche repressive e securitarie.

Oggi resistenza vuol dire lottare contro leggi xenofobe che escludono dai diritti fondamentali popolazioni in fuga. Lottare contro il CPR di Torino dove vengono recluse persone migranti riportando indietro le lancette dell'orologio ai tempi del nazifascismo. Lottare contro la violenza dello Stato nei confronti dei movimenti che si battono per proteggere i loro territori e l'ambiente, come il movimento No Tav, dove la repressione ha portato all'applicazione del reato di dissenso politico, chiara reliquia dell'apparato giudiziario fascista, come nel caso di Dana Lauriola, condannata ingiustamente a due anni di carcere per aver espresso la propria opinione. Lottare contro i fascismi moderni come la dittatura di Erdogan in Turchia, che sta portando avanti da anni una pulizia etnica nei confronti della popolazione Curda e la guerra nei territori della Siria del nord-est. Territori dove da anni viene portata avanti una rivoluzione anticapitalista e femminista, per cui ogni giorno partigiani e partigiane modernə combattono contro le oppressioni fasciste degli stati islamico e turco. A queste resistenze hanno partecipato numerosə combattentə internazionalistə, anche italianə come Lorenzo Orsetti, caduto in battaglia difendendo gli ideali per cui oggi tuttə noi lottiamo, e come Maria Edgarda "Eddi" Marcucci, che al suo ritorno dal Rojava ha subito l'ennesima repressione da parte della questura di Torino, che ha utilizzato una misura giuridica introdotta con il Codice Rocco del 1931 nel ventennio fascista. Lottare contro il sessismo e il patriarcato che si inseriscono a più livelli nella società e nelle istituzioni, manifestandosi nell'oggettificazione del corpo della donna e nella privazione di quest'ultima al potersi avvalere liberamente del proprio corpo, come è reso evidente dall' ostruzionismo derivato dagli obiettori di coscienza e da accordi tra istituzioni e associazioni pro life antiabortiste nei presidi sanitari che rendono sempre più difficile l'accesso all'aborto. Per questi e tanti altri motivi si deve lottare e resistere.

Lottare ieri, lottare oggi, lottare sempre. Per il diritto a manifestare, a difendere la terra, ad autodeterminarsi. In università, in città, ovunque poggino i nostri piedi oggi liberi grazie alla resistenza.

CAMPUS DIFFUSO E GLI SPAZI CHE CI SPETTANO

Il Campus diffuso è un'iniziativa che vede coinvolti il Comune di Torino, Unito, Polito e Edisu.

Il progetto prevede che delle strutture - che svolgono in convenzione il Comune attività artistiche, culturali, ricreative, aggregative, sportive, educative e multiculturali, ecc - mettano a disposizione spazi per studio, all'aperto e al chiuso, supportati economicamente da Edisu e dalle Università. Si tratterà di avere circa 2300 posti studio in più, distribuiti in 18 spazi della Città, in tutte le circoscrizioni.

Non bisogna però dimenticare che questi posti si aggiungono ai 656 di Edisu (dimezzati rispetto alla situazione pre-covid) e alle pochissime opportunità, molto vincolate, offerte dalle strutture degli Atenei. Ricordiamo che in Piemonte la popolazione universitaria è di oltre centomila iscrittə, anche tenendo in considerazione lə fuorisede che non vivono più a Torino, è evidente che ci sia una mancanza strutturale. I punti positivi che vediamo sono l’aumento dei posti per studiare in città, nonostante sia una goccia nel mare, ma soprattutto la diffusione oltre alle zone centrali, cosa che chiediamo da molto tempo.

Non ci convincono le convenzioni pubblico/private come risoluzione dei problemi di spazi e riaperture: non è possibile che dopo più di un anno il rientro in Università sia ancora incerto e parziale, chiediamo con forza un piano per la riapertura in sicurezza almeno del 50% della capienza degli spazi universitari. In vista della sessione vogliamo che l'università metta a disposizione sempre più aule per studiare, lavorare in gruppo e seguire le lezioni.

Sappiamo che gli spazi pubblici sono più difficili da aprire di quelli privati, però continuare ad ammassare lə studentə nelle strutture che riaprono, mantenendo le università serrate, è una scelta non solo politicamente sbagliata, ma anche pericolosa per noi. L'amministrazione questa primavera deve prendersi la responsabilità di riaprire senza dimenticare la nostra sicurezza: non sono due richieste incompatibili.

Questo progetto dà un minimo di sollievo ad una situazione fuori controllo, ma dopo più di un anno di indecisioni e scarse garanzie non possiamo accettare che questo progetto venga visto come risoluzione geniale e innovativa, quando di catchy ha solo il nome. Come al solito, su centinaia di nostre proposte solo qualcuna viene ascoltata, senza però coinvolgerci in tutti i passaggi, per poi vantarsi di aver attivato questo o quello in accordo con le rappresentanze studentesche.

Se in uno degli spazi a disposizione non ti senti sicurə e credi che non vengano rispettate le norme anti-covid, oppure in passato alcune strutture obbligavano a consumare per studiare, richiesta totalmente fuori luogo: se ricapita CONTATTACI! Desideriamo che la sensibilità di tuttə sia tenuta in considerazione per costruire insieme spazi sicuri ed accessibili. Perciò monitoriamo la situazione e la reale efficacia di questo progetto!

Il progetto partirà a breve, qui potete trovare gli aggiornamenti e i luoghi disponibili

Riapriamo! Riapriamo?

Ormai da un anno viviamo come studentə una condizione paradossale composta di informazioni tardive, parziali, alienazione sociale e educativa. Questo porta sempre frustrazione da una parte per chi soffre materialmente e psicologicamente la didattica a distanza, dall’altra per lə studentə che si trovano il dubbio della doppia erogazione oppure la carenza degli spazi per studiare. Proviamo quindi a fare prima di tutto un po’ di chiarezza per poi dare una chiave di lettura generale.

La doppia erogazione delle lezioni per quest’anno è sempre garantita. Nel caso di docenti che non la attuano segnalatelo ai/alle vostrə rappresentanti del collettivo.

In base alle Linee guida del CORECO (Comitato regionale di coordinamento del Piemonte) sappiamo che:

  • La frequenza delle lezioni e attività curriculare può riprendere in presenza. Questo però non significa automaticamente che verrà ripresa in presenza, ma che c’è questa possibilità. Lə docenti sceglieranno autonomamente come erogare il proprio corso (mantenendo comunque l’erogazione a distanza) e si stanno muovendo le comunicazioni nei corsi di studio per capire dove e cosa dovrebbe ricominciare in presenza
  • Per i laboratori o tesi di laboratorio si può andare in presenza esattamente come è stato finora, esattamente come stage e tirocini e ricevimento studentə
  • Le attività formative dei/delle medicə in formazione specialistica e dei/delle tirocinanti delle professioni sanitarie si svolgeranno in presenza
  • Servizi bibliotecari e aule studio sono aperti (Michelangelo, Ormea, Amedeo, Environment Park, Alessandria, Perrone, Olimpia)
  • Esami e lauree potranno svolgersi in presenza

Lo ripetiamo: per quanto riguarda la didattica un potranno non significa che accadrà, significa che nel caso specifico potete contattare lə docenti e chiedere. In molti casi i Consigli di Corso di Studio si stanno muovendo per capire come comportarsi.

Tutte le informazioni sono state pubblicate lunedì 19/04 sul sito di UniTo quando la riapertura è stata annunciata la settimana prima e mentre in realtà moltə di noi non sanno ancora se le proprie lezioni o esami saranno in presenza o meno

Queste aperture arrivano in silenzio, in modo confuso e senza le comunicazioni ufficiali necessarie perché ci sono già poche persone che leggono le mail, ancora meno che leggeranno il sito. Siamo complessivamente immersə in una condizione poco chiara: da una parte la comunicazione di massa o il/la ministrə dice dopo mesi la parola ‘Università’ e dall’altra l’università che non provvede a una comunicazione organica e fattuale di ciò che sta accadendo.

L’università in tutto questo dimostra come non abbia recepito la nostra necessità di informazioni ufficiali date dai canali comunicativi di UniTo che è anche necessità di consapevolezza e riconoscimento del disagio che stiamo vivendo. Questo probabilmente perché da una parte pensa di dover parlare solo con docenti e dunque di non dover ‘seminare il panico’ dando informazioni parziali. Sebbene questo sia giusto, com’è possibile che l’organizzazione arrivi sempre dopo ogni DPCM? Com’è possibile che ormai siamo da più di un anno in questa condizione e non c’è mai nulla di certo, nulla di strutturato su cui muoversi ma è un continuo ridiscutere posizioni passate? E’ una scelta anche politica ignorare la necessaria chiarezza comunicativa che in molti casi sta affliggendo le nostre carriere: evidentemente non siamo importanti per avere informazioni precise e in tempi ottimali.

Chiaramente questo è sintomo di una svalutazione strutturale dell’Università a livello nazionale e di una svalutazione strutturale di noi studentə a livello di Ateneo che ci ritroviamo a non avere neanche gli strumenti per capire quale sarà la nostra condizione, se potremo tornare in presenza e come.

Il decentramento coordinato di UniTo è stata la strategia da riassumere essenzialmente in ‘ogni dipartimento faccia come crede’. Questo possiamo dire si sia rivelato fallimentare perché nel momento in cui si concede la libertà ai dipartimenti di comportarsi in alcuni modi deve anche essere garantita una qualità minima, degli standard e delle regole da rispettare perché l’università deve tutelare tutta la comunità accademica nella quale noi, per rapporti di potere evidenti, siamo meno tutelatə.

Vogliamo che l'università diventi una priorità di questo paese e esigiamo un rientro sistematico che tenga anche conto delle diverse esigenze materiali ed economiche dellə studentə, con una comunicazione chiara e precisa e un coinvolgimento anche dellə rappresentanti nei processi di valutazione della riapertura. Questa è l'università che ci spetta!

Ict4student: la malagestione economica e amministrativa che danneggia il dsu

Già qualche mese fa avevamo parlato del progetto ict4student dell’Università di Torino. È un'iniziativa dell'Università di Torino che prevede la distribuzione di devices (PC, tablet e router per la connessione) agli/alle studenti e agli/alle docenti che ne facciano richiesta. Dunque è una misura pensata per riempire il gap tecnologico che questa pandemia e la DAD hanno evidenziato.

Commercilizzazione salute mentale

Il costo della salute mentale durante la pandemia è uguale per tuttə?

"Abbiamo frammentato l’unità della nostra esperienza vitale, che è inseparabilmente corporea e psicologica, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita culturale, affettiva e psicologica dall’altra", scrive Giorgio Agamben il 13 aprile 2020 agli inizi della pandemia globale. Possiamo dire che questa sia una scissione sistemica nel nostro paese, in cui il benessere fisico è assistito dal sistema del welfare, mentre le cure finalizzate al benessere psicologico sono a carico dellә singolә, in quanto non ritenute una necessità alla base della salute individuale e sociale, ma un privilegio economico che la persona può permettersi o no.

Notav flag

GRAN PRIX DI “SINISTRA”

Da 12 anni Indipendenza è il filo rosso che caratterizza il nostro coordinamento: si basa sul non avere legami politici, contrattuali o economici con alcuna associazione, sindacato, partito e lobby. Grazie a questa scelta possiamo decidere in maniera libera forme e contenuti della nostra attività politica, internamente all’università e in città.