Università – FAI LA DIFFERENZA! Elezioni 2019

Università

Sottofinanziamento

La didattica offerta dal nostro Ateneo si è ridotta qualitativamente e quantitativamente nel corso degli anni, come del resto in tutte le Università italiane, a causa della drastica diminuzione dei finanziamentiche ci vede in coda tra i Paesi OCSE per percentuale di PIL investito nella voce “Istruzione, Università e Ricerca”. Per mancanza di investimenti ci sono sempre meno docenti, meno spazi e in generale meno risorse, che provocano necessariamente un calo anche della qualità della didattica. In un contesto generale di sottofinanziamento dell’Università e progressiva riduzione dell’FFO (principale fondo di finanziamento del Ministero per l’Università), il MIUR ancora una volta ha deciso di distribuire fondi secondo una logica premiale ed escludente, tramite il “torneo” dei dipartimenti di eccellenza. Siamo contrari ad un meccanismo che finanzia chi già “eccelle”, invece di dare alle aree più svantaggiate la possibilità di migliorare didattica e ricerca. Questo sistema si basa su criteri di valutazione alquanto arbitrari, alimenta una discriminazione territoriale e determina una polarizzazione tra atenei di serie A e  di serie B. Non solo, questo sistema comporta la penalizzazione dei dipartimenti esclusi dalla candidatura all’interno dello stesso ateneo. Per questo ci siamo impegnati/e per ottenere una redistribuzione dei fondi di ricerca del 50% e puntiamo ad ottenere la totale redistribuzione del fondo verso i dipartimenti esclusi. Ci siamo inoltre impegnati/e per ottenere progetti volti alla terza missione dell’Università e che coinvolgessero il più possibile gli/le studenti.

Didattica

Che cosa abbiamo fatto

In questi due anni ci siamo impegnati/e per cercare di migliorare la qualità della didattica nel nostro ateneo. Tramite la revisione, da noi proposta, del regolamento didattico d’ateneo abbiamo ottenuto delle maggiori tutele per tutti/e gli/le studenti, in particolare:

  • è stato esplicitato che l’acquisto o il possesso di materiale didattico non è condizione per il sostenimento degli esami e non possono essere prese misure atte a verificare l’acquisto o il possesso di materiale didattico.
  • è aumentato il numero di appelli minimi da 3 a 5, fondamentale in particolare per i poli scientifici in cui il numero ridotto di appelli rendeva estremamente complessa l’organizzazione dello studio e degli esami. In questo senso, pensiamo sia fondamentale impegnarsi nell’ottica di ampliare ovunque il numero degli appelli.
  • abbiamo inserito maggiori tutele per gli/le studenti non frequentanti, che spesso subiscono ingiustamente una disparità di trattamento
  • è stato esplicitato che se ci si ritira da una prova d’esame non può essere computato al fine del conto dei 3 appelli l’anno

Crediamo sia fondamentale ora vigilare sull’assimilazione e l’applicazione del regolamento didattico d’ateneo da parte di tutti i dipartimenti e docenti.

Ci siamo a lungo battuti/e contro l’accorpamento delle sessioni e contro la soppressione delle sessioni intermedie proposto lo scorso anno nell’ambito della riorganizzazione logistica dei poli centrali. Le sessioni d’esame non sono una questione tecnica e logistica, ed omologare per corsi di studio molto diversi, che seguono calendari di lezioni diversi e hanno esigenze di studio diversificate, sarebbe un danno per la didattica e la vita di tutti/e gli/le studenti. Nel futuro ci impegneremo affinchè ogni riorganizzazione logistica proposta dall’ateneo segua il regolamento didattico e sia subordinata alle esigenze didattiche e di apprendimento dei diversi corsi di studio.

Infine la nostra presenza capillare nelle commissioni monitoraggio e riesame dei corsi di studio, ovvero gruppi di lavoro ristretti nei quali si possono portare tutte le criticità legate al proprio corso di studio, ci ha permesso in questi anni di avere voce in capitolo su quel che riguarda i singoli problemi segnalati dagli/lle studenti, riguardanti esami, didattica, violazioni dei regolamenti, scarsa collaborazione di docenti.

Didattica alternativa

Crediamo che gli/le studenti non debbano essere semplici fruitori/rici passivi/e, ma parte fondamentale di una didattica partecipata e condivisa, che non si limiti allo strumento di Edumeter come unico mezzo per gli/le studenti di co-partecipare alla valutazione di docenti e alla ridefinizione di corsi. Crediamo sia necessario incrementare e valorizzare maggiormente i momenti di didattica “alternativa”: la lezione “frontale” non è sufficiente a rendere l’Università un luogo stimolante, capace di coinvolgere a pieno gli/le studenti. Sosteniamo un’Università, quindi, che non sia un semplice “esamificio” ma che sia in grado di offrire nuovi stimoli; per questo organizziamo tramite i collettivi attività didattiche alternative e seminariali, chiedendo ai dipartimenti che vengano riconosciuti come parte integrante dell’attività formativa.

Valutazione

Siamo convinti/e che le decisioni in ateneo e fuori vadano prese con cognizione di causa, cercando di conoscere le situazioni invece che affidarsi solo a tabelle o indicatori.

Continueremo quindi a vigilare sulle scelte dell’ateneo indicando i tanti re nudi che proveranno ad aprire un nuovo corso di laurea con docenti precari e sottopagati, a imporre numeri chiusi causati da proprie scelte sbagliate che non si vogliono ammettere o a concentrare i (pochi) fondi dell’Università in pochi ambiti cool destinando intere discipline a sparire dal nostro Ateneo.

Proveremo inoltre a creare dei momenti di vera formazione per i/le nuovi/e rappresentanti, a far sì che gli obblighi di valutazione interna dei corsi di studio vengano soddisfatti in modo tempestivo, puntuale e coinvolgendo gli/le studenti.

Fuoricorso

L’Università che immaginiamo è un’Università che rispetta ed accetta i tempi di tutti/e; anche quelli di chi non termina i suoi studi negli anni che prevede il proprio corso di laurea. Pretendiamo che gli/le studenti fuoricorso non siano stigmatizzati/e come fannulloni/e né puniti/e con un aumento delle tasse, rispetto agli/le studenti in corso. I motivi che possono portare ad un ritardo nel conseguimento della laurea sono diversi: il numero di appelli, le mancate attività di tutoraggio, i costi dell’Università sempre più alti, i diversi tempi di studio e di apprendimento, la sempre più diffusa compresenza tra Università e lavoro per potersi pagare gli studi. Ma i/le fuoricorso sono davvero un peso per gli atenei? No, poiché non gravano più sulla didattica da erogare, dovendo solo sostenere gli esami. Inoltre, contribuiscono annualmente alle casse dell’Ateneo.

Didattica e materiali online

Sempre più spesso l’Università propone un ampliamento della didattica online, o di interi corsi di laurea erogati in modalità telematica. Crediamo che la didattica online non possa essere uno strumento per sopperire alla mancanza di aule e personale, perché l’esperienza universitaria non può essere ridotta a mere conoscenze fruite in modo passivo tramite video e dispense caricate online.

Le potenzialità di ampliamento dell’offerta dell’Università che vediamo nella didattica online riguardano coloro che sono impossibilitati a frequentare i corsi, perché lavorano o per altre esigenze.

Ad esempio, abbiamo sostenuto questo tipo di offerta per le persone che già lavorano nelle scuole e che devono conseguire, magari a trent’anni, i 24 cfu per l’accesso al percorso FIT.

Non solo, anche per chi riesce a frequentare le lezioni crediamo sia fondamentale l’ampliamento del materiale online e di supporto alla didattica, i materiali per gli esami non sono obbligatori da regolamento didattico: le spese da sostenere per comprare i manuali universitari sono spesso troppo alte per gli/le studenti, l’offerta proposta dalle biblioteche spesso non basta e crea ritardi nell’accesso ai materiali che minano la possibilità di tutti/e di studiare con i propri tempi.

L’avanzamento delle tecnologie di informatizzazione permette all’Università di dotarsi di semplici e comode piattaforme apposite per la condivisione online del materiale didattico: vogliamo che questo non sia lasciato alla discrezionalità di singoli docenti, per l’accesso gratuito ai materiali didattici di tutte e tutti!  

Lettorati

Malgrado gli impegni presi in passato da Unito, i lettorati continuano ad essere un problema irrisolto. Il personale è poco e precario, le aule sono sovraffollate, impedendo quindi le attività di conversazione alla base del lettorato stesso. Spesso si raggiunge un numero massimo di studenti, lasciando fuori chi non ha vinto la corsa al click che dovranno presentarsi alla prova di appello da autodidatti. Inoltre non esistono regole comuni per le prove finali, non considerate nel regolamento didattico come veri esami. Questo fa sì che in alcuni dipartimenti gli appelli siano pochissimi, mal organizzati, che presentino abusi (come non permettere di tentare la prova più volte) e che possano quindi bloccare, se propedeutici agli altri esami, un intero anno accademico in caso di bocciatura.  

Che cosa vogliamo fare

Negli organi centrali di Unito abbiamo avviato un tavolo per la risoluzione di queste questioni, e ci impegneremo nei prossimi due anni a ottenere:

  • L’aumento del numero di lettori e lettrici per avere classi di lettorato accettabili.
  • La stabilizzazione dei loro contratti lavorativi.
  • L’investimento prioritario di risorse sui lettorati in aula. Le piattaforme online possono essere un supporto utile, ma non possono sostituire le attività di conversazione e di  confronto possibili solo con l’incontro di studente e docente.
  • La stesura di linee guida che equiparino le prove di lettorato a tutti gli altri esami, sottoponendole alle stesse regole, tra cui un numero minimo di appelli e la possibilità di tentare, rifiutare il voto o ritirarsi per tutte le volte previste dal regolamento didattico.

Contribuzione studentesca

Come Studenti Indipendenti, da anni, portiamo avanti una lotta costante e serrata affinché il sistema di tassazione non sia un ostacolo al libero accesso di ciascuno/a all’Università, con un forte impegno sia in termini di mobilitazione sia di rappresentanza all’interno degli organi centrali dell’Ateneo. Questo lavoro ha prodotto risultati tangibili, con il passaggio dal sistema a “scaglioni”, in cui tutti/e coloro all’interno di una determinata fascia ISEE pagavano la stessa cifra sia che fossero situati al limite inferiore sia che fossero al limite superiore della fascia stessa, al sistema proporzionale, che caratterizza ora UniTo.                                                                                                                        

Che cosa abbiamo fatto

Lo scorso anno ci siamo mobilitati/e con un presidio durante il Consiglio di Amministrazione, ottenendo, con un’operazione di pressione vincente, una significativa riduzione delle tasse per le fasce della popolazione studentesca economicamente più svantaggiate e un parziale superamento della logica premio-punitiva che vige nel calcolo della tassazione.

  • ISEE INFERIORE A 150000 EURO
  • ISEE inferiore a 13000 euro: oltre alla NO TAX Area, è stata fatta una nettissima diminuzione, di circa il 90%, della tassazione universitaria per gli studenti e le studentesse inattivi/e e sono state così appianate quasi totalmente le differenze con gli studenti e le studentesse attivi/e, con dei costi complessivi sotto i 100€.
  • ISEE compreso tra 13000 e 15000 euro: l’abbassamento delle tasse ha seguito lo stesso andamento indistintamente per attivi/e, inattivi/e e fuoricorso
  • ISEE COMPRESO TRA 15000 e 30000 EURO
  • ISEE compreso tra 15000 e 30000 euro: la tassazione è diminuita del 10-15% indistintamente per attivi/e, inattivi/e e fuoricorso, a eccezione di fuoricorso dal terzo anno in poi, per i quali e per le quali c’è stata una riduzione dell’ 8% anzichè 10%.   
  • ISEE COMPRESO TRA 30000 e 40000 EURO: anche in questa fascia c’è stato un lieve abbassamento delle tasse.
  • ISEE SUPERIORE A 40000 EURO:
  • ISEE compreso tra 40000 e 50000 euro: c’è stato un aumento della tassazione di circa il 2%.
  • ISEE superiore a 50000 euro: c’è stato  un significativo aumento della tassazione, con un massimale che, seppure aumentato visibilmente, rimane nettamente più basso rispetto agli Atenei di grandezza simile a quella di UniTo e anche ad Atenei molti più piccoli.

Che cosa vogliamo fare

Chiediamo l’eliminazione di tutte le contribuzione aggiuntiva, compresi i corsi della SAA e i corsi online; come fatto in precedenza grazie alle nostre pressioni con i corsi SUISM.

  • eliminazione contribuzione aggiuntiva corsi online
  • mantenimento tassazione favorevole
  • abbattimento di tutte le contribuzioni aggiuntive  

Internazionalità e certificazioni linguistiche

Le esperienze all’estero sono considerate sempre più parte integrante della vita di uno/a studente. Si tratta di un’occasione di crescita personale, linguistica, culturale e, perché no, anche lavorativa. Sempre più spesso si sente parlare di “generazione Erasmus”, immagine che dà l’idea di una generazione universitaria che, quasi nella sua interezza, viaggia per motivi di studio. Purtroppo è una definizione lontana dalla realtà, le esperienze all’estero continuano ad essere un’opportunità per pochi/e, prevalentemente per questioni economiche.

Che cosa abbiamo fatto

Per rispondere a questa realtà negli ultimi due anni Unito si è impegnata ad aumentare i contributi integrativi per le borse Erasmus fino a 40000 di ISEE; in particolare sono stati aumentati i fondi sulle fasce ISEE più basse, permettendo così a molti/e studenti con difficoltà economiche di partire. Inoltre abbiamo ottenuto un aumento dei fondi per la mobilità extra erasmus, tra cui accordi di cooperazione internazionale, doppie lauree, borse per paesi extra ue.

Che cosa vogliamo fare

C’è ancora molto da migliorare: crediamo sia importante offrire un maggior numero di destinazioni agli/alle studenti di tutta Unito, europee ed extraeuropee; queste ultime infatti spesso non sono presenti in molti dipartimenti, mentre le destinazioni europee non sempre sono sufficienti. Inoltre, la conoscenza di più lingue diventa sempre più importante, sia per ragioni didattiche che per ragioni lavorative. Pensiamo che sia necessario ampliare il ventaglio di scelte in quei corsi di studio dove ora sono presenti poche lingue straniere, ma che richiedono una conoscenza maggiormente diversificata per l’inserimento nel mondo del lavoro. Un’altra necessità sentita dagli/dalle studenti è l’acquisizione di certificazioni di lingua, sempre più richieste nel mondo del lavoro, per l’accesso ai percorsi di mobilità internazionale e per accedere ad alcune lauree magistrali. Come molti/e sanno, l’Università ha cercato di sopperire alle mancanze e alle necessità degli/delle studenti introducendo il Centro Linguistico d’Ateneo (CLA), che ha però costi spropositati e non permette a tutti/e di usufruirne. Intendiamo promuovere un abbattimento significativo dei costi delle certificazioni linguistiche fornite dal CLA, soprattutto qualora siano obbligatorie per l’accesso ad una laurea magistrale. Crediamo inoltre sia necessario aumentare il numero di sessioni dei test di attestazione di livello linguistico, test spesso fondamentale per i/le vincitori/rici di mobilità internazionale.

Università e mondo del lavoro

Riteniamo che l’istruzione non debba essere soggetta alle regole e ai dettami del mercato del lavoro, libera da ingerenze di aziende e gruppi di interesse. Ciò detto, non crediamo che l’Università sia una torre d’avorio slegata dal mondo, ma che sia inserita nella realtà quotidiana che viviamo e nel nostro territorio. La necessità di affiancare la formazione pratica a quella teorica è oggi una delle grandi richieste che la società civile fa agli Atenei, secondo i dettami della spendibilità delle competenze da parte delle aziende. Noi ribaltiamo questa idea, e affermiamo che l’Università debba integrare con attività pratiche la formazione non per rendere le e gli studenti adatti al lavoro in questa o in quell’azienda, ma per fornire loro gli strumenti per poter essere autonomi e consapevoli della realtà lavorativa che ci circonda. Le attività pratiche, siano essa tirocinio o stage lavorativo, devono perciò essere di qualità, realmente formative, tutelate e gratuite.

Tirocini e Stage

La situazione dei tirocini a Unito è piena di criticità. Di fronte a fenomeni di sottomansionamento e sfruttamento, assenza di garanzie e di tutele, tutor inesistenti o presenti solo in alcuni momenti, tirocinanti abbandonati/e a sé stessi/e in situazioni legalmente rischiose, casi di molestie e di mobbing, sedi lontane e difficilmente raggiungibili, noi ribadiamo quello che riteniamo essere il significato dell’attività di tirocinio: un momento di formazione e apprendimento sul campo, che integri e arricchisca l’attività didattica.

Che cosa vogliamo fare

Per questo abbiamo lanciato un’inchiesta per confrontarci con i/le studenti sulle loro esperienze e forti di queste abbiamo avviato un lavoro in Senato Accademico, che proseguiremo durante il prossimo mandato, per l’approvazione di linee guida generali di Ateneo, che prevedano:

  • Il rimborso delle spese per tirocini che richiedano lo spostamento verso sedi lontane rispetto al polo universitario.
  • L’obbligo di affiancamento dei tutor durante ogni momento dell’attività di tirocinio
  • Per garantire la valenza formativa, che gli obiettivi dei periodi di tirocinio siano sempre chiari e concordati e che sia vietato di assegnare al/la tirocinante mansioni lavorative a titolo gratuito.
  • Il divieto dello svolgimento di compiti non strettamente legati all’ambito formativo del tirocinio.
  • La retribuzione dei tirocini che prevedono la necessità di attività lavorativa e assistenziale, come i tirocini di scienze infermieristiche.

Job Placement

Il servizio di Job Placement dell’Università, poco conosciuto a causa della scarsa e cattiva comunicazione, dovrebbe agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, avvicinando e sostenendo i neo laureati nell’accesso al mondo del lavoro. Questo sistema si basa sulla creazione di un data base, con la creazione di due archivi: uno contenente i nomi degli studenti e dei neo laureati con i rispettivi curriculum e un altro con le aziende interessate.

Le aziende possono aver accesso al database con i nomi e i curricula degli studenti senza il minimo controllo di selezione, senza poi l’obbligo di comunicare se lo studente sia stato assunto con un contratto o meno.

La mancanza di criteri nell’accettazione di coloro che richiedono di iscriversi a tale servizio per valutare ed assumere neolaureati crea non pochi problemi: così ci si trova a scegliere tra offerte di lavoro come cassiere di un supermercato o come commesso di una grande catena. Infatti, la maggior parte della domanda di lavoro, viene proprio da multinazionali e grandi catene a discapito di soggetti locali che siano compatibili con il percorso di studi e con il tessuto produttivo del territorio.

Come per i tirocini, andrebbero richiesti dei criteri di selezione delle aziende che diano garanzie sull’ipotetico posto di lavoro e che valutino la conformità delle mansioni al percorso di studi.

Anche in questo caso, riteniamo necessario il coinvolgimento degli/delle studenti stessi nelle decisioni in materia di Job Placement.

Studenti lavoratori & carriera part-time

Per far fronte alle spese imposte dalla vita universitaria, sempre più studenti iniziano a lavorare. Gli/le studenti lavoratori/rici hanno diritto a tutele spesso lasciate alla discrezionalità dei singoli docenti. La carriera part-time, pensata per chi non ha la possibilità di sostenere un numero di esami sufficiente all’anno o di frequentare regolarmente le lezioni, non è realmente funzionale perché con il dimezzamento di fatto aumentano le tasse pagate complessivamente con l’allungamento della carriera universitaria. Inoltre per la carriera part time non sono previste gli stessi esoneri ottenuti con l’applicazione del regolamento tasse generale. Alcuni dipartimenti hanno attivato dei corsi online, ma questi non vengono erogati in maniera sistematica nel nostro ateneo.

Che cosa vogliamo fare

  • fasciazione della carriera part-time e riduzione della contribuzione in linea con i criteri della tassazione full-time, per agevolare studenti in difficoltà, studenti lavoratori
  • ruolo informativo nei confronti della popolazione studentesca
  • ampliamento i corsi di didattica online gratuiti specifici per studenti lavoratori/rici

Accesso all’insegnamento

Nel corso di questi ultimi due anni abbiamo seguito la definizione e l’apparente tramonto di una nuova forma di accesso all’insegnamento, il Fit (Formazione iniziale e tirocinio). Se le modalità con cui il Fit era stato delineato presentavano innovazioni progressive rispetto alle vecchie forme di accesso all’insegnamento (riconoscimento di competenze pedagogiche necessarie per la formazione dei docenti, riconoscimento di un corrispettivo economico al tirocinio, garanzie nella progressiva stabilizzazione dei precari), restavano ancora dei limiti legati all’esiguo stipendio elargito per le prestazioni di tirocinio nei primi due anni e alla farraginosa e incerta procedura di acquisizione dei 24 cfu in materie psicologiche, antropologiche, pedagogiche e didattiche previste per l’accesso al percorso. Per questo abbiamo aderito alle campagne #iovoglioinsegnare e #retribuzionefittizia promosse da Link – Coordinamento Universitario e ci siamo adoperati per costruire assemblee e portare rivendicazioni in Università che ci hanno permesso di ottenere alcune migliorie relative al percorso pre-Fit, anche se non la totalità delle richieste da noi avanzate.

Con l’ascesa del governo Conte e con la nomina di Marco Bussetti come nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca il percorso del Fit viene messo in discussione: per ora si sa che resteranno i criteri di accesso all’abilitazione all’insegnamento già previsti dal Fit ma spariranno i tre anni di formazione e tirocinio. Il prossimo concorso dovrebbe essere bandito nel corso del 2019.

Che cosa abbiamo fatto

  • Abbiamo fatto in modo che l’Università garantisse la gratuità a tutti gli/le studenti per il conseguimento dei 24 cfu sia ampliando la possibilità di inserire crediti sovrannumerari al piano carriera sia vigilando sull’istituzione di un percorso pre-Fit gratuito
  • Attivazione corsi pre-Fit per il 2018-19, nonostante incertezze a livello nazionale sul rinnovo del percorso Fit abbiano portato altre università a sopprimerli.
  • Introduzione e regolazione del semestre bonus
  • Vigilanza e controllo su fasciazione costi per i/le già laureati/e per l’iscrizione ai percorsi pre-Fit in base all’ISEE e al numero di crediti da conseguire. Ci impegniamo per i prossimi anni a ripresentare la possibilità di abbassare tali costi

Che cosa vogliamo fare

  • Informare e accompagnare gli/le studenti qualora il percorso prefit cambi ulteriormente
  • Rivestire un ruolo informativo e di controllo sulle procedure di iscrizione e sull’erogazione dei prossimi corsi pre-Fit
  • Per quanto riguarda i corsi pre-Fit, intervenire sulla riduzione o eliminazione del costo di riconoscimento di crediti di 100€ per gli/le studenti, cosa che rende di fatto non gratuita l’iscrizione ai corsi e sulla riduzione del costo di iscrizione ai corsi dei/le già laureati/e
  • Eliminare o abbassare i costi per l’iscrizione al percorso pre-Fit per i/le già laureati/e

Specializzazioni

La formazione specialistica è, per un/a giovane medico/a, una delle possibili strade, insieme al corso di medicina generale, da percorrere per esercitare la professione.

Pur essendo inquadrata normativamente come una borsa di studio, in realtà, spesso, si tratta di un vero e proprio lavoro, in cui la didattica risulta notevolmente sottodimensionata rispetto alle esigenze formative e a quanto ci si attenderebbe dall’inquadramento giuridico di borsa di studio.

Sebbene la maggior parte delle azioni di miglioramento sia possibile solo in ambito nazionale, esistono alcuni aspetti sui quali è possibile agire anche a livello territoriale, ossia lavorando negli organi dell’Università di Torino.

Che cosa vogliamo fare

È necessario lavorare negli organi di rappresentanza studentesca affinché le e gli specializzandi abbiano

  • in dotazione un badge, che consenta loro di avere un reale rispetto delle ore lavorative previste dal contratto
  • un accesso economicamente facilitato a tutti i locali mensa degli ospedali dove lavorano
  • una riduzione o una fasciazione secondo il proprio reddito della tassazione a cui è sottoposta la borsa di studio.

Infine, è fondamentale lavorare affinché esistano programmi di didattica ben strutturati, omologati con le altre Scuole di specializzazione e realmente formativi.

Purtroppo, le e gli specializzandi/e non hanno una reale rappresentanza negli organi della nostra Università, il che rende necessaria la presa in carica delle loro istanze da parte degli e delle studenti. Ci impegneremo affinché lo Statuto di UniTo venga modificato affinché tutti i soggetti universitari, compresi medici in  formazione specialistica, possano avere un’adeguata rappresentanza negli organi centrali della nostra Università e nel coordinamento delle Scuole di Specializzazione.

Dottorato

Crediamo che la rappresentanza negli organi centrali debba essere estesa a tutte le componenti dell’Università, dato che la candidatura dei/lle dottorandi/e –  a differenza di quella dei/lle ricercatori/rici purtroppo – è possibile, quest’anno abbiamo deciso di candidarci in Senato Accademico con i/le dottorandi/e di Adi – Torino.

Il dottorato di ricerca è uno dei primi approcci di ricerca a cui uno studente può accedere dopo la laurea. Corsi universitari propedeutici e il percorso di scrittura della tesi di Laurea dovrebbero essere un primo momento in cui gli/le studenti si interfacciano con la ricerca universitaria, a livello teorico, metodologico e pratico, tuttavia troppo spesso questo non avviene.

Il dottorato di ricerca è un percorso formativo a cui si accede per concorso, i posti di dottorato sono variabili per ogni dipartimento e spesso segue logiche baronali e di accesso non trasparente.  

Purtroppo in molti dipartimenti le borse di dottorato, che danno diritto a una retribuzione mensile, non coprono ancora tutti i posti disponibili. Rivendichiamo il superamento del dottorato senza borsa, perché pensiamo che il percorso formativo di un giovane ricercatore debba vedersi riconosciuta la dignità del lavoro e in quanto tale debba essere retribuita.

Che cosa abbiamo fatto

  • presenza di rappresentanza in tanti dipartimenti a livello periferico
  • accesso gratuito al percorso di 24 cfu fit per i dottorandi  

Che cosa vogliamo fare

  • Maggiore stanziamento dell’FFO da parte dell’ateneo per il superamento del dottorato senza borsa in ogni singolo dipartimento.
  • Aumento della borsa dei/lle dottorandi/e del 10%, che per Unito è al minimo consentito.
  • Più seggi di rappresentanza negli organi centrali per i/le dottorandi/e, distinti da quelli per gli/le studenti

Ricerca

Chi fa ricerca in Università vive fortemente la precarietà, l’incertezza, lo sfruttamento generato da anni di definanziamento dell’Università: in 10 anni in Italia il personale docente e di ricerca ha subito una diminuzione complessiva di 7000 unità e i/le precari/e sono vertiginosamente aumentati. La ricerca è per noi, oltre che una prospettiva per il futuro per gli/le studenti che vorranno diventare ricercatori e ricercatrici universitari/e, un elemento essenziale nella didattica, nella progressione del sapere, per un ruolo trasformativo e critico dell’Università verso la società.

Per questo motivo, negli scorsi anni ci siamo costantemente confrontati con i/le ricercatori/rici dentro e fuori gli organi dell’Ateneo, nella convinzione che la rappresentanza debba essere maggiore ed estesa a tutte le componenti dell’Università, e che i bisogni e le istanze di chi fa ricerca debbano essere comprese e assunte anche da noi. Abbiamo cercato insieme di aumentare le voci di bilancio sul reclutamento a Unito, il che significa garantire l’aumento dei posti disponibili e la stabilizzazione di chi è precario. Anche se non è quanto vorremmo e di certo non basta, qualche mese fa, grazie alle nostre pressioni congiunte, il Cda ha stanziato a bilancio per il 2019 40 posti da RTD-A.

Lavoratori e lavoratrici in Università

All’interno dell’Università non lavorano soltanto docenti e ricercatori: per erogare tutti i servizi universitari, dalle biblioteche, alle pulizie, alle guardiole, lavorano dipendenti, spesso esternalizzati/e, con contratti poco tutelanti e condizioni di lavoro spesso non ottime.

Negli anni, siamo sempre stati/e al fianco dei/lle lavoratori/rici che hanno aperto vertenze sindacali o autorganizzate, nella convinzione che le condizioni di lavoro delle persone che tutti i giorni ci permettono di usufruire dei servizi universitari riguardino anche noi.

In particolare, all’interno degli organi, abbiamo sostenuto la battaglia dei BiblioCooperativisti, che da anni lottano affinché i dipendenti vengano assunti direttamente dall’Università, per fare sì che venga garantito un servizio efficiente che tuteli il lavoro dei/lle dipendenti e le esigenze degli/lle studenti, senza che il tutto sia in balia di enti terzi privati.

Accessibilità: disabilità e dsa

Per studenti con bisogni educativi speciali, attraverso i/le nostri/e rappresentanti, abbiamo avuto modo di riconfermare una serie di necessità impellenti in quasi tutte le sedi universitarie, a partire anche da un questionario puntuale rivolto a tutte le soggettività con disabilità di vario tipo creato da noi.

Alla luce di questo lavoro, ecco le nostre richieste: anzitutto, bisogna prevedere un’adeguata comunicazione a proposito dell’esistenza  dell’ufficio disabili e DSA che si trova in Via Po 31, fondamentale per fissare un appuntamento e creare il personalissimo piano di supporto a seconda di quali sono le necessità di ogni studente BES. A inizio di ogni semestre, poi,  il docente universitario dovrebbe essere a conoscenza del fatto che tra i frequentanti del suo corso risulta presente uno o più studenti BES: alla prima lezione del corso, si dovrebbero informare i frequentanti che tra loro vi sono BES e incoraggiare la possibilità di una condivisione comune degli appunti. Il materiale didattico che il docente offre dovrebbe essere accessibile a ogni tipo di BES. Un’utile impostazione del lavoro e del sostegno del BES potrebbe essere concordato da quest’ultimo e dal docente all’inizio del corso.

Inoltre, bisognerebbe rendere sempre più efficace lo strumento di sintesi vocale in ogni pagina web di unito e dei singoli dipartimenti.  In merito al tutoraggio alla pari, dove uno studente borsista prende appunti durante le lezioni di due corsi a semestre per lo studente richiedente, sarebbe utile che venisse fatto un mini-corso online prima dell’inizio del tutoraggio effettivo, in modo che il borsista sia consapevole della serietà dell’aiuto che sta offrendo al BES. Gli appunti poi dovrebbero essere caricati in un database comune accessibile a tutti, in modo che se ne possa fare uso in modo proficuo.

Non da ultimo, chiediamo un nuovo servizio di orienteering, tramite una o più applicazioni per smartphone e delle postazioni negli edifici di unito, che semplificherebbe il BES nella ricerca di aule di lezione, di studi di ricevimento di professori, di biblioteche e di qualunque altro luogo universitario. Tali app e postazioni devono poter informare il BES se il luogo di suo interesse è accessibile o meno, per esempio, nei riguardi della sua disabilità.

Crediamo, infine,  che le biblioteche stesse debbano convertire tutti i propri libri in formato accessibile, evitando di onerare di lavoro ulteriore l’Ufficio DSA ed evitando sprechi di tempo.

Le biblioteche e le aule studio stesse, poi, devono possedere almeno una postazione PC dotata di programmi accessibili per i BES.

Che cosa abbiamo fatto

  • Questionario tra i/le studenti con bisogni educativi speciali

Che cosa vogliamo fare

  • Creazione di un gruppo di lavoro per rendere accessibili ai/lle disabili visivi le pagine web dei vari dipartimenti, corsi di studi e della MyUnito;
  • Mappatura dell’accessibilità degli edifici d’Ateneo ed Edisu;
  • Modifica del servizio di assistenza igienico-personale;
  • Revisione dei servizi di accompagnamento e tutorato didattico alla pari;
  • Organizzare una giornata di sensibilizzazione sulla disabilità.
  • Digitalizzazione dei libri di testo;

Assistenza psicologica

Spesso si pensa che l’Università sia un luogo protetto dai fattori stressanti che caratterizzano un mondo improntato alla performatività e alla competizione; tuttavia, questa mentalità si riflette anche nell’ambiente universitario, e spesso il rendimento scolastico è causa di angoscia e disagi psicologici negli/lle studenti.
Lo stigma che si accompagna al malessere psichico e la difficoltà nel trovare assistenza psicologica gratuita o a prezzi accessibili rendono questo problema un vero e proprio tabù nell’ambito accademico, con conseguenze anche molto gravi.
Crediamo che l’Università debba farsi promotrice della salute mentale dei/lle propri/e studenti, potenziando gli sportelli di assistenza psicologica gratuita per chiunque attraversi l’ambiente universitario.

A partire dalla sperimentazione avviata a medicina, vogliamo proporre ad Unito di avviare progetto di assistenza psicologica gratuita per tutti/e coloro che studiano o lavorano in Università.

Referendum studentesco

Crediamo sia necessario per Unito dotarsi di strumenti di democrazia diretta che possano garantire a tutti e tutte di esprimersi su temi sensibili, sulle scelte e sulle posizioni che il nostro Ateneo assume. L’idea che muove questa proposta è che si debbano predisporre tutte le modalità adatte a facilitare la partecipazione da parte di qualunque studente ed una presa di parola continua di chi vive nel quotidiano l’università. Negli ultimi anni abbiamo fatto spesso ricorso ad appelli, raccolte firme, assemblee e presidi, proprio perché non pensiamo che la rappresentanza sia semplicemente una delega ma forti dell’idea che per cambiare sia necessario uno sforzo di tutti e tutte.

Ciò che proponiamo è di normare una specifica modalità di partecipazione, quella del referendum studentesco, che ad oggi è solo citata tra i regolamenti dell’Università ma per la quale è necessario individuare il miglior modo di attuazione. Riteniamo che sia doveroso introdurre forme di referendum consultivo, propositivo ed abrogativo; la proposta di questi referendum deve poter spettare a liste di rappresentanza, associazioni iscritte all’albo e gruppi di studenti, docenti e personale tecnico amministrativo,  previa raccolta di un numero minimo di forme tra la comunità accademica.

About Studenti Indipendenti

Siamo gli studenti e le studentesse dei collettivi universitari di Torino, ci battiamo per un'Università pubblica e di qualità, contro qualsiasi forma di repressione e sfruttamento, per una società anti-razzista, anti-sessista, anti-fascista, libera ed egualitaria. In università, in città, servi/e di nessuno!

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