Stones against the walls!

Questo è un appello a chi oggi, individualmente e collettivamente, aspira ancora a un ideale di libertà da raggiungere a partire dalla più spontanea forma d’autodeterminazione individuale alla lotta collettiva. Non vogliamo e non ci basta un riconoscimento, non vogliamo le briciole, pretendiamo lo stravolgimento complessivo dei modelli repressivi che oggi normano le nostre identità in casellari, albi, registri, schemi predefiniti, non-luoghi alienanti. Non vogliamo essere narrat*, sponsorizzat*, protett* o difes*. Vogliamo prendere parola in prima persona, raccontare e rivendicare ogni conquista perseguita con ogni mezzo, attraversare, modellare e liberare gli spazi dove oggi l’umano è relegato a schiavo della sua stessa anatomia, della sua stessa identità e della propria condizione socio-economica. Vogliamo chiamarvi a quella che immaginiamo come una prova generale di eterogenee soggettività che fanno delle proprie diversità la chiave di volta per una liberazione collettiva, duratura, inarrestabile, reale. Vogliamo distruggere gabbie mentali e fisiche, vogliamo denudare, accusare, condannare e abbattere il concetto artificiale di confine.

Lo scandalo della persona trans che passeggia per strada è lo stesso del corpo migrante che viola la frontiera.

Lo stesso scandalo che ogni giorno manifestano i/le civili di Gaza freddat* dall’esercito israeliano.

Lo stesso delle persone nere picchiate, arrestate, discriminate per il loro colore della pelle.

Lo stesso della donna che rifiuta l’imposizione di un approccio, una molestia, la gabbia della tradizione che la relega a serva naturale, che rivendica la piena libertà sulla propria persona.

Lo stesso della studentessa e dello studente o del lavoratore e della lavoratrice che rifiutano l’assimilazione dogmatica del sapere, e delle mansioni asservite alle sole esigenze di mercato.

Lo stesso scandalo che ognuna e ognuno di noi vede manifestarsi sul volto di chi ci opprime quando non ci rassegniamo a un destino di precarietà, controllo e repressione.

In un mondo che ci impone uno stato di frammentazione e solitudine non accettiamo mediazioni di alcun tipo sui nostri sogni, desideri, aspettative ed orientamenti. Vogliamo rivendicare il diritto di tutte le soggettività subalterne, dissidenti, misconosciute a incontrarsi e ad allearsi per creare liberi spazi d’autodeterminazione nelle città e nei territori.
Forziamo i blocchi, le ordinanze, i regolamenti, l’incanalamento coatto imposto dalle forze dell’ordine, gli appelli al decoro dei benpensanti, ogni tentativo di normalizzazione e di eteronormatività, forziamo le frontiere imposte ai nostri corpi e alle nostre aspirazioni.
Di frontiere, barriere, limiti e norme oggi si muore. Che siano fili spinati, cordoni di polizia, inaccessibilità alle cure e a un tetto sicuro, bigottismo, mura di carceri, leggi securitarie non fa differenza. L’omofobia, il razzismo, il sessismo oggi uccidono. Non siamo più disponibili ad accettare compromessi “civili” nella lotta a un sistema che fonda il suo sostentamento sulle discriminazioni verso le soggettività non conformi ad un modello patriarcale, etero-normativo ed occidentale.
Vogliamo liberarci dalle gabbie normalizzanti e repressive che agiscono sui nostri corpi rivendicando la libertà di scandalizzare, apparire a-normali e non conformi al decoro.

 

Giovedì 28 giugno sarà l’anniversario della rivolta allo Stonewall Inn, che vide contrapposte le forze dell’ordine statunitensi e il movimento LGBT. A quasi cinquant’anni di distanza ci rifiutiamo di considerare la celebrazione di quello spirito come se fosse una mera ricorrenza di qualcosa che fu. Lo spirito che animò i corpi in lotta allo Stonewall Inn non è qualcosa di passato e ci chiama ad un grande atto di responsabilità: come recitavano gli slogan scanditi in quelle strade, eravamo e dobbiamo essere ovunque, in ogni momento e luogo. Non è nostro quell’orgoglio che pensa di poter governare in maniera normalizzante le nostre soggettività. La nostra presenza non seguirà itinerari concordati o pratiche predeterminate, non poserà sorridendo in maniera servile per le prime pagine dei giornali, non sarà l’eccezionale performance di un pomeriggio, non riempirà le casse di serate a tema nei locali del centro, non sarà alla mercè di bacini elettorali. Scenderemo in strada con il forte proposito di non essere tollerabili per coloro che ci opprimono e contribuiscono ogni giorno con parole, politiche e silenzi alla nostra subordinazione.

 

Sentiamo la necessità di aprire uno spazio di discussione collettivo che possa costruire un’alternativa di lotta e non di celebrazione, senza casting, senza regie, senza coreografie e sceneggiature imposte e definite. Le uniche parti interpretabili: lo scandalo di essere noi stess*, l’indecorosità dei nostri desideri, la libertà delle nostre vite.

 

SI-Studenti Indipendenti
LaSt-Laboratorio Studentesco

About Studenti Indipendenti

Siamo gli studenti e le studentesse dei collettivi universitari di Torino, ci battiamo per un'Università pubblica e di qualità, contro qualsiasi forma di repressione e sfruttamento, per una società anti-razzista, anti-sessista, anti-fascista, libera ed egualitaria. In università, in città, servi/e di nessuno!

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