Non per voi ma per tutti e tutte

La scorsa estate il movimento per la dignità della docenza, lanciato da alcuni professori di diversi atenei, ha promosso uno sciopero degli appelli d’esame in vista della sessione di settembre.

I docenti scioperanti rivendicavano lo sblocco degli scatti stipendiali bloccati nel quinquennio 2011-2015 a seguito dei tagli all’istruzione operati dall’allora governo Berlusconi.

Quando venne lanciata la piattaforma, le altre componenti del mondo universitario (studenti, dottorandi, ricercatori e personale tecnico amministrativo) nonostante le perplessità, provarono a cogliere l’occasione di questo sciopero come opportunità per creare una mobilitazione più ampia che coinvolgesse le necessità del mondo accademico nel suo complesso: rifinanziamento del diritto allo studio, stabilizzazione dei precari della ricerca e delle cooperative dei servizi che lavorano per l’università, un investimento nell’istruzione e nella ricerca pubblica.

Venne cercato un dialogo con i docenti in sciopero, nel tentativo di praticare forme di protesta che non si risolvessero in un gioco a somma zero ma che fossero espressione della rabbia di un mondo da troppi anni sottoposto all’umiliazione di tagli spietati e di un’aziendalizzazione sempre più marcata.

Questo dialogo non è avvenuto. I promotori dello sciopero si sono trincerati in rivendicazioni, per quanto legittime, minoritarie e corporative e in una modalità di protesta che aveva l’unico vantaggio di richiedere il minimo sforzo ai docenti coinvolti e che faceva ricadere tutto il peso dello sciopero su una categoria, quella studentesca, che è stata ancor più vittima delle scelte folli degli ultimi governi.

I promotori dello sciopero hanno scientemente deciso di non allargare lo spettro rivendicativo e la mobilitazione in un calcolo cinico e clamorosamente errato (come i fatti hanno poi dimostrato) secondo cui allargare la protesta avrebbe indebolito la loro forza contrattuale. Il governo in scadenza, infatti, dopo aver simulato alcune aperture, ha lasciato cadere qualsiasi dialogo nella fretta di fine legislatura.

Adesso quegli stessi docenti, con le stesse modalità, hanno lanciato uno sciopero per la sessione di appelli estiva, colpendo nuovamente ed in maniera ancora più subdola gli studenti, in particolare in quei dipartimenti che prevedono pochi appelli per esame.

Non siamo disposti ad accettare come contentino nella piattaforma rivendicativa 80 miseri milioni in più sul diritto allo studio, quando ne servirebbero almeno 150 per coprire soltanto gli idonei non beneficiari di borse di studio e un programma di assunzioni volto al 90% ad avanzamenti di carriera del personale già stabilizzato, senza alcuna attenzione per i più di 20’000 precari della ricerca e le esigenze in termini di assunzioni per il pessimo rapporto studenti/docenti dell’università italiana e dei tanti, troppi corsi che diventano a numero programmato per mancanza di professori.

I docenti promotori dello sciopero hanno dimostrato un cinismo spietato e un’imbarazzante miopia politica. Hanno scelto una modalità di sciopero che è totalmente inutile ai fini della trattativa. Hanno dimostrato un’insofferenza ed un’indisponibilità totale al dialogo con gli altri soggetti che, prima e meglio di loro, hanno messo in luce le reali esigenze del mondo accademico. Hanno dimostrato infine di essere totalmente disinteressati allo stato di salute e al futuro dell’università in questo paese, vedendo come unico obiettivo quello di un’integrazione salariale da ottenere col minimo sforzo possibile.

Con il corporativismo di un baronato arroccato solo sui suoi interessi non siamo disposti a trattare. Abbiamo un modello di università ben preciso in mente, accessibile a tutti, basato sul diritto allo studio, sulla stabilità e sulle tutele lavorative per i precari della ricerca, con un sistema di didattica e di ricerca di qualità, al cui interno le scelte vengono discusse democraticamente nel nome dell’interesse collettivo e non dei particolarismi di pochi. Con chi è disposto a lottare per queste rivendicazioni, noi ci saremo sempre.

SI – Studenti Indipendenti

Adi Torino

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Siamo gli studenti e le studentesse dei collettivi universitari di Torino, ci battiamo per un'Università pubblica e di qualità, contro qualsiasi forma di repressione e sfruttamento, per una società anti-razzista, anti-sessista, anti-fascista, libera ed egualitaria. In università, in città, servi/e di nessuno!

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