Anche al Campus Einaudi ci siamo SPAZIentiti!

Da anni UniTo, anziché muoversi per trasformare l’università in un luogo di aggregazione, socialità, scambio e crescita culturale, tende a farne un semplice luogo di passaggio.  Lo stesso Campus Luigi Einaudi, presentato spesso dall’Università come un campus universitario a tutto tondo e a misura di studente, in realtà per molte ragioni risulta essere poco più di una stazione transitoria, che nella maggior parte dei casi diventa un mero “esamificio”, trasformando le nostre sedi in “università-ingrosso”.  Ci viene da subito proposta l’immagine del nostro percorso universitario come una carriera da realizzare tramite il conseguimento di crediti formativi, dell’istruzione universitaria caratterizzata dalle logiche del mercato, del lavoro e della competizione tra studenti.

La mancanza di spazi pensati per gli studenti, è uno dei principali problemi del polo. Ecco dunque che anche i luoghi del sapere, di anno in anno, cominciano a somigliare sempre di più a dei cosiddetti non-luoghi: riprendendo il coniatore di tale termine, l’antropologo ed etnologo Marc Augé, i non-luoghi sono quegli spazi dell’anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili, ma soli. Non-luoghi sono le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti), sia i mezzi stessi di trasporto. Sono nonluoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere, e osserviamo che, di anno in anno, anche le università e le scuole stiano assumendo i seguenti caratteri inquietanti. Il nonluogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. Inoltre, al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: Smartcard, badge, carta d’identità, passaporto, carta di credito.

Al Campus Einaudi, il tanto decantato gioiellino dell’Università di Torino, infatti, manca soprattutto un luogo in cui consumare il proprio pranzo al chiuso, un posto caldo e asciutto, fondamentale per vivere l’università nel periodo invernale, quello tra l’altro in cui il polo è maggiormente frequentato. I tavoli e le panche di legno che si trovano fuori dalla Palazzina Einaudi non sono una soluzione accettabile perché sono pochi, ma soprattutto sono fruibili dagli studenti solo in un periodo di circa 4/5 mesi all’anno tra aprile e settembre.

La mancanza di spazi in cui studiare, problema percepito anche a livello cittadino da tutte le studentesse e gli studenti torinesi, è il secondo grande ostacolo alla realizzazione di un’università realmente vissuta da chi la attraversa.  Nel polo sono presenti già alcune strutture come la biblioteca Bobbio, l’aula studio ad alta voce, la Lunchroom., ma esse non sono chiaramente sufficienti, in quanto spesso sovraffollate e con orari troppo ristretti rispetto alle esigenze di chi studia al CLE. L’unico dato in discontinuità con questa analisi sconcertante è quello rappresentato dalla resistenza di aulette autogestite dai collettivi studenteschi, che però, per evidenti ragioni, da sole non possono sopperire alla vivibilità complessiva di un polo tanto grande quanto il Campus Luigi Einaudi.  La grande affluenza di tutti questi spazi, comunque, è un’evidente prova del fatto che questi sono preziosissimi per chi studia, ed è pertanto fondamentale, affinché la città di Torino sia una città universitaria non solo di nome ma anche di fatto, un percorso volto alla creazione di più luoghi dedicati a studentesse e studenti in cui poter studiare e mangiare, ma anche semplicemente leggere, conoscere, socializzare o scambiare opinioni e discorsi tra una lezione e l’altra, favorendo quei processi di produzione di sapere e conoscenze critiche informali, ancora oggi respinte dalla maggior parte degli insegnamenti istituzionali che si svolgono nelle aule di lezione. 

Una delle iniziate svolte dai collettivi per ottenere lunch room

Per rispondere a questi bisogni è necessario pensare ad un prolungamento di orario di apertura delle sedi universitarie e all’apertura notturna e durante i fine settimana (almeno durante le sessioni d’esame) di biblioteche e aule studio, nonché ad una riappropriazione degli spazi (come viale Ottavio Mai) e delle aule in disuso. Non meno importante, infine, è l’avvio di un lavoro serio volto alla creazione di spazi funzionali alla nascita di attività non più caratterizzate da forme di didattica frontale, ma da modalità seminariali, di incontro e approfondimento culturale che vadano oltre i programmi d’esame e la routine universitaria a cui siamo abituate ed abituati oggi, e nei confronti della quale ci sentiamo di giorno in giorno sempre più piegati e neutralizzati.

E’ tutto spreco ciò che luccica

Un tema, spesso sottovalutato, ma importantissimo e quanto mai attuale nel dibattito pubblico, è quello della sostenibilità.  Pensiamo che studiare in un luogo che rispetta l’ambiente, e non solo esteticamente attraente, sia essenziale.  Su questo fronte, la diffusione di “buone pratiche” che rendano più equilibrato il rapporto con l’ambiente da parte di studenti e studentesse è sicuramente centrale, ma è fondamentale che anche l’Università si muova in questa direzione garantendo il rispetto e l’attuazione di logiche virtuose in ambito ambientale ed energetico. 

Inaugurazione della raccolta differenziata lo scorso maggio al Campus

Per quanto riguarda la sostenibilità energetica sarebbe utile agire sul Campus Einaudi attraverso sistemi di produzione energetica rinnovabile, una meticolosa mappatura degli sprechi energetici all’interno del polo universitario (il quale rimane illuminato tutta la notte, sebbene con un’intensità minore rispetto al giorno) accompagnata da un’attività volta a migliorare e implementare “ComfortSense”, sistemi di swicht­off che permettano un risparmio energetico in quelle fasce giornaliere in cui non ci sia un effettivo uso di un determinato spazio e riduttori di flusso per ottenere un considerevole risparmio idrico, che ammonta approssimativamente al 50% di acqua per ogni rubinetto. E’ da considerare inoltre che dallo scorso maggio al CLE è finalmente partita la raccolta differenziata: sicuramente un passo avanti in questo senso, anche se il progetto risulta essere ancora embrionale e molto lontano da un’attuazione soddisfacente.  La gestione della raccolta differenziata nel polo è disomogenea: non sono presenti vere e proprie isole ecologiche, ma qualche cestino sparso qua e là. Ciò rende difficile e dispendioso il rispetto della raccolta differenziata da parte della maggioranza di studenti, docenti e del personale tecnico-amministrativo che vive quotidianamente il Campus.  Per quanto riguarda, invece, una mobilità più sostenibile manca una pista ciclabile che colleghi in modo organico il CLE agli altri poli universitari, un aumento del numero delle stazioni TO-bike nei pressi delle sedi e un incremento delle linee degli autobus più utilizzate da chi lavora e studia tutti i giorni.

Didattica per tutte e tutti, accessibilità e vivibilità degli spazi!

Negli ultimi anni l’Università di Torino ha vissuto quotidianamente l’emergenza della mancanza di spazi adatti a ospitare le attività didattiche. Questa situazione non è da imputare tanto al crescente numero di immatricolati del nostro ateneo, quanto all’obsolescenza, all’incuria e alla scarsa sicurezza delle strutture. Le infiltrazioni in Palazzina Einaudi e l’inaugurazione di strutture già vecchie perché non abbastanza capienti al CLE sono solo alcuni esempi. Connesso al tema della qualità e della sicurezza delle strutture, è quello dell’accessibilità delle stesse.

Anche se molte delle sedi universitarie sono dotate di strutture che rendono agevole l’accesso ai diversamente abili, la mancanza di tali strutture in alcune sedi o il loro utilizzo improprio spesso impedisce a studenti con disabilità di muoversi senza incontrare difficoltà. Inoltre non sempre viene riscontrata la totale disponibilità da parte di docenti e personale tecnico amministrativo nell’aiutare gli studenti che hanno questi problemi. 

Vogliamo un’università a misura di studente che si impegni ad abbattere le barriere architettoniche per garantire una vera libertà nell’accesso alle sedi universitarie, senza discriminazioni di sorta!

Collettivo di Giurisprudenza – Collettivo Bonobo

About Studenti Indipendenti

Siamo gli studenti e le studentesse dei collettivi universitari di Torino, ci battiamo per un'Università pubblica e di qualità, contro qualsiasi forma di repressione e sfruttamento, per una società anti-razzista, anti-sessista, anti-fascista, libera ed egualitaria. In università, in città, servi/e di nessuno!

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